giovedì 31 dicembre 2009
DAL PUNTO DI VISTA DEL VAMPIRO_libro 1°_episodio 15
Mi trovo in una bara, con un paletto di frassino infilato nel cuore; ma non sono morto, e cerco di convincere il mio corpo a guarire. Dieci giorni fa, poco prima del tramonto, sono venuti a trovarmi alcuni ospiti non invitati, ed hanno pensato bene di impalarmi. Non che io avessi fatto loro qualcosa, o che fosse in corso una faida tra noi. Diciamo che sapevano che lì avrebbero trovato un vampiro, e quel vampiro ero io. Quando mi aggredirono, la mia percezione delle cose era particolarmente assopita: come portare degli occhiali da sole che impediscano di distinguere le tonalità di grigio. Una grossa fregatura, giacché nella vita incontriamo continuamente cose di colore grigio, ammesso che sia un colore. Questi giovinastri sono entrati nella vecchia casa semi-abbandonata, sono scesi in cantina, hanno aperto la mia bara, e mi hanno infilato il paletto di frassino nel cuore. Non vi dico che male! Meno male che chi li ha mandati ad impalarmi non ha suggerito loro di tagliarmi la testa. Quella sera, avevo un certo numero di appuntamenti, e li ho dovuti necessariamente disdire: vorrei vedere voi andare in giro per i tetti, con un paletto che fuoriesce dal petto! Sono dieci giorni che non mi nutro, e non è facile guarire in queste condizioni, ma poco alla volta sono riuscito a bloccare la fuoriuscita del mio sangue. Addirittura sono riuscito a convincerlo a tornare dentro: scherzetti da vampiro. Poco alla volta sto spingendo fuori il maledetto legno, e tra poco forse riuscirò a fare ripartire il cuore. Cosa dire di quei cretini che mi hanno quasi ammazzato? Non posso certo rivolgermi alla polizia, turno di notte, e raccontare che poco prima stavo in una bara, con un paletto di frassino che mi spuntava dal torace. Dovrei spiegare al genio in uniforme di turno che noi vampiri non siamo proprio vivi, ma neppure proprio morti. Quello capirebbe poco o niente, e magari mi multerebbe per occupazione abusiva di proprietà privata. Prima di diventare quello che sono, ero un incolore ricercatore universitario: un innocuo passacarte, tutto casa e lavoro, amante dei luoghi polverosi e silenziosi. In effetti, ora che ci penso, forse ero portato per fare il vampiro. Non per succhiare il sangue, che mi fa ancora un po’ schifo, quanto per la frequentazione di posti che assomigliano alle cripte. Una notte, che avevo fatto tardi in ufficio, sono stato aggredito da uno che classificai sul momento come “il solito drogato”. Quel “drogato”, futuro compagno di sventura, era invece un povero vampiro, che cercava di sopravvivere. Forse noi non viviamo, nel vero senso del termine, ma, se non vi disturba troppo, vorremmo provare a sopravvivere. Il vampiro è di solito più forte di un umano normale; sicuramente il vampiro deve essere più aggressivo, se vuole succhiare il sangue altrui. Quello che mi aggredì quella notte mi buttò facilmente a terra, e mi infilò le zanne nel collo. Da quel momento in avanti persi conoscenza, perché noi vampiri, prima di suggere il sangue, iniettiamo un narcotico nel circolo ematico delle nostre vittime. Non siamo così cattivi come ci dipingono i film ed i libri. Non siamo tutti dei Dracula fortissimi, che saltano, volano, diventano pipistrelli e lupi. Forse, con il passar dei secoli, certi poteri si possono acquisire, o forse no. Il problema è di arrivarci al passar dei secoli. Siamo cittadini di serie B, ed il codice penale non contempla l’omicidio di un vampiro tra i reati punibili con la detenzione. Per l’anagrafe siamo morti, e non possiamo neppure attivare un’utenza della luce elettrica. Ecco perché dormiamo quasi tutti negli scantinati abbandonati, dentro casse di legno, assieme a topo e scarafaggi. Quella è la nostra sola intimità, e vorremmo evitare che certa gente, per passare la serata, prendesse l’abitudine di venirci ad infilare punteruoli nel cuore. Non moriamo facilmente, ma vi assicuro che fa un davvero male. Ecco, finalmente sono riuscito ad espellere quel maledetto legno! Ora il cuore riprende a funzionare, il sangue circola e chiude le ferite. Posso finalmente muovere braccia e gambe, e mi viene voglia di andare a prendere a calci in culo quei cretini che mi hanno fatto questo. Ma la prima urgenza è quella di mangiare, o meglio di bere. Non riesco a saltare fuori dalla bara, e l’età non c’entra; il problema è che ho perso tono muscolare, e le giunture sono rigide. Il vampiro è sempre splendido quando attacca nel buio, sfruttando la sua visione notturna. Il vampiro dà il meglio di sé quando stira la vittima al primo colpo, come un falco su un piccione. Il vampiro poco esperto invece attacca briga nel mucchio, e quasi mai riesce ad infilare le sue zanne nel collo della vittima predestinata. Il gruppo tende a reagire agli attacchi, specie a quelli provenienti da un solo soggetto. Adesso, che non sono al massimo della forma fisica, dovrò cercarmi una vittima isolata, possibilmente donna, sperando che non sia armata. Mi dissimulo nelle ombre, e mi aggiro cautamente per le strade quasi vuote. Meno male che domani è un giorno lavorativo, così quasi tutti a quest’ora sono tornati a casa, a dormire. Non posso percorrere chilometri, quindi quella prostituta che vedo davanti a me dovrà servire allo scopo. Mi avvicino, ed il mio incedere la inganna sulla natura dei miei intenti. La mia fame è tale, che non posso permettermi disquisizioni di alcun tipo: se meriti o meno di essere assalita da una creatura della notte. Ironia della sorte: lei stessa si crede una creatura della notte e della trasgressione. Pensando di avere a che fare con il solito drogato, mi guarda circospetta. Essendo lì per lavorare, la prostituta mi presenta il tariffario. Io accetto il trattamento standard, pregustando quello che le farò tra poco. Ci allontaniamo dal bordo strada, e lei mi conduce verso un materasso che ha collocato tra gli alberi. Il momento è giunto: con un unico movimento fluido, la mordo sul collo, affondando le mie zanne retrattili e cave. Il narcotico che le inoculo blocca sul nascere ogni sua velleità; inizia a sognare elefanti rosa, come se avesse sniffato chissà quale porcheria. Corro il rischio di bere sangue drogato, per cui mi limito ad una dose minima. Non male! La prostituta è una ragazza dell’est, giovane e robusta, apparentemente sana, e non diventerà una vampira. Questa notte ha rischiato di lasciarci le penne, e, se riprendessi la trasfusione, la trasformerei di sicuro. Forse mi sto intenerendo coll’età, ma sento nei suoi confronti una qualche solidarietà, perché entrambi forse non stiamo vivendo la vita che avevamo progettato. La lascio adagiata sul materasso; i suoi occhi sono spalancati, ma non vedono. Le impartisco il comando post-ipnotico di dimenticare; lei che può farlo. Forse, quando mi sarò ripreso, darò la caccia ai cretini che mi avevano impalato, ma prima devo continuare a nutrirmi. Cercarli uno ad uno richiederebbe un bel lavoro, con risultato incerto. Ecco cosa farò: predisporrò un agguato nel mio scantinato. Monterò degli allarmi, che mi avvisino dell’avvicinarsi di intrusi. Noi vampiri siamo in grado di svegliarci anche durante il giorno, purché non ci colpisca la luce solare diretta. Non siamo al massimo della forma, ma se quei cretini torneranno (o altri come loro) li attenderò con arco e frecce. Poi vedremo chi sarà quello che infila il legno nel petto altrui! Vedremo se saranno in grado di strapparsi una freccia dal cuore, in dieci giorni o in dieci anni. Non credo proprio.
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