martedì 29 dicembre 2009

BASTA GIOCARE, MALEDETTI CRETINI!_libro 1°_episodio 7

La riunione della setta degli assassini era fissata per le ore dodici di oggi. Sono già le tredici, ed uno dei nostri più promettenti spargitori di sangue non si è ancora fatto vedere. Mi chiedo cosa possa aver causato un disguido tanto grave: noi della setta dobbiamo necessariamente essere precisi al secondo. Mi affaccio dai merli dell’antico maniero, e scruto la valle sottostante. Dovrò adottare provvedimenti a dir poco drastici nei confronti del ritardatario. Durante l’addestramento, si era sempre dimostrato disciplinato, ed io non avevo percepito alcuna crepa nella sua preparazione. Temo di essere diventato troppo vecchio, per continuare ad addestrare assassini. Mentre rifletto amaramente in tal senso, uno dei miei allievi mi avverte che il ritardatario si è finalmente deciso a raggiungerci. Lo attendiamo nella sala grande: i miei discepoli collocati ai lati, ed io in fondo. Il giovane Drax entra nella sala, osservando un silenzio quasi assoluto, ed avanza fino a trovarsi a metà strada tra me e la sola via d’uscita. Drax non cercherà di scappare, ma non parlerà neppure. Potrà dimostrarsi degno della nostra confraternita, se riuscirà a convincermi mediante la forza del suo pensiero. Tutti noi svuotiamo la mente da ogni pensiero molesto; il nostro atteggiamento d’attesa non deve peraltro farci perdere la concentrazione. Siamo come recipienti pronti ad essere riempiti, ma i recipienti da soli non vanno alla ricerca dell’acqua. Chiudiamo gli occhi, pur non perdendo di vista l’intera stanza; i nostri sensi sono talmente acuiti che percepiamo i topi muoversi tra le travi del soffitto. Dopo un tempo tutto nostro, separato da quello determinato dalla rotazione della Terra attorno al Sole, Drax ci invia le prime onde pensiero. Tutti noi, chi in un modo e chi in un altro, vediamo la medesima cosa; il nostro addestramento ha creato una potente catena telepatica. Vediamo un borgo abitato da contadini; oggi pare sia in corso una festa, perché l’agitazione pervade le strade. Drax è in anticipo, rispetto alla tabella di marcia, e si mescola alla folla, per capire di cosa si tratti. Giungono alle sue orecchie i miagolii selvaggi di un povero gatto, evidentemente legato e sottoposto a sevizie. Drax sa che sovente il popolo bue si diverte a picchiare gli animali più inermi. Noi della setta degli assassini non uccidiamo mai senza che questo rientri in un disegno più ampio: non uccidiamo mai gratis. Questo trascende la mera retribuzione: noi sacrifichiamo le nostre vittime, donandole al nostro Dio. Chiunque subisca il trattamento da parte della setta degli assassini subisce una preventiva selezione. L’uccisione non è mai casuale, e chi inviamo al nostro Dio deve essere degno dell’assassinio rituale. Drax, sebbene indurito dagli allenamenti e dagli spargimenti di sangue, inorridisce di fronte alle sevizie dirette contro quel povero animale. Il gatto peraltro non è esattamente inerme: graffia e morde i suoi vili aggressori, che hanno stabilito di poterlo colpire solo di testa. Le zampe del gatto sono legate, penalizzando di molto la sua mobilità, ed impedendogli di saltare via. Drax ha sentito parlare di quello stupido rito tribale, assimilabile ad altri che hanno come vittima animali piccoli e grossi. Ci sono popoli che se la prendono con i tori, con i muli, con i polli e con i serpenti. Comincio a capire per quale motivo Drax abbia ritardato di oltre un’ora, ma attendo che sia lui a completare il disegno di ciò che è avvenuto nella piazza del paese. Il gatto è un coraggioso, deciso a vendere cara la pelle. Non pensa che tra poco morirà, perché per lui la morte è un concetto astratto, ma è deciso a infliggere il massimo del dolore a chiunque lo assalga. Il felino è una forza della natura, però i vigliacchi paesani, non soddisfatti di prendersela con una bestiola che pesa pochi chili, l’hanno finanche legata. Il gatto soffia, graffia e morde, in una lotta senza quartiere che dovrebbe condurlo al Walhalla. Sento che i miei altri discepoli sottoscriverebbero l’operato successivo di Drax, giacché sospettano si sia comportato come avrebbero fatto loro. Ed in effetti Drax ci proietta le immagini sempre più nitide del suo operato, e tutti noi prendiamo le parti dell’animaletto oppresso. Siamo assassini: la nostra ira è terribile a vedersi; Se ci fossimo trovati tutti assieme a Drax, avremmo sterminato l’ intera popolazione del villaggio, per lavare nel sangue il loro vergognoso comportamento. Sospetto che la setta degli assassini non si limiti a donare vittime al suo Dio. Sospetto che Egli ci conduca ad una sorta di percorso purificatore: noi eliminiamo la feccia umana. Il Dio che adoriamo non è il Dio del male o della morte: è qualcosa di incomprensibile e di eccelso. Di sicuro Lui apprezza e premia i coraggiosi. Vediamo Drax estrarre la sua spada nera; ha quindi deciso di rinunciare alla copertura, per salvaguardare l’onore se non la vita di quel coraggioso quadrupede. Frattanto il gatto è stato colpito da una feroce testata sul muso, e perde sangue dal naso e dalla bocca. Mi chiedo come si possa trovare eccitante un tale spettacolo. E poi saremmo noi gli assassini! Drax non lancia grida e strepiti, e ciò lo rende ancora più terrificante. La spada nera, che una volta estratta deve abbeverarsi del sangue di almeno un empio, penetra le carni del volgo maiale. Le prime vittime di Drax muoiono quasi senza accorgersene; invece i loro vicini schizzano via, alla vista di tutto quel sangue zampillante. Il mio bravo allievo ci mostra di averne ammazzati quattro o cinque, con due soli fendenti: due colpi da maestro. Poi la piazza si svuota, mentre il grosso della folla corre via, inciampando sui caduti, e scivolando sul sangue sparso sul selciato. La spada nera si è abbeverata, e Drax potrebbe andarsene, dopo avere liberato il gatto ferito. Eppure in questi frangenti emerge sempre qualcuno più cretino degli altri. Uno che non si rende conto di come la sua vita sia in bilico; direi “sul filo della spada”. Il più scemo del gruppo, una specie di sceriffo di quel borgo di debosciati, estrae la sua spada ed urlando attacca Drax. Tutti noi, che siamo ancora in stato di quasi trance, sorridiamo lievemente, pregustando l’inevitabile risultato. Ed ecco Drax che si concede un freddo sorriso. I suoi occhi lampeggiano di una luce che non dovrebbe provenire da occhi umani. Drax lascia che il cretino colpisca, dall’alto in basso con il suo pesante spadone. L’arma esagerata taglia l’aria, ma il mio discepolo non è più lì. Con un solo balzo si è portato al fianco sinistro del caprone, che ora inizia a sentire la vita che lo abbandona lentamente. La spada nera ha acconsentito a bere anche quella inutile vita, ed il sangue cola liberamente da un enorme squarcio nelle carni, nelle vesti e finanche nell’armatura. La spada nera se la ride delle armature. Lo sceriffo cade in ginocchio, e Drax lo ignora: non merita il colpo di grazia. Invece, con una delicatezza quasi impossibile, recide i legacci che avevano reso il piccolo felino la vittima predestinata. I morti sparsi al suolo avrebbero qualcosa da dire sull’essere vittima predestinata. Il racconto di Drax termina, accompagnato dalla mia approvazione e da quella dei miei discepoli. Drax è ancora dei nostri, ma il gatto che fine ha fatto? Apriamo gli occhi e scorgiamo la piccola creatura muoversi timida e zoppicante attraverso la nostra sala dei combattimenti. A quanto pare abbiamo acquisito una nuova mascotte; del resto i topi qui non mancano.

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