giovedì 31 dicembre 2009
COMBATTIMENTO CON IL GOBLIN_libro 1°_episodio 14
Mi trovo a scambiare colpo su colpo con un goblin alto un metro e trenta, armato di un'ascia di bronzo. Dove diavolo avrà trovato un'ascia in bronzo? Il suo aggeggio rimbalza contro l'acciaio della mia lama, ma lui imperterrito viene avanti e picchia come un fabbro. Il goblin si direbbe un giovane avversario, e mi viene in mente che, se riuscirà a non farsi ammazzare, potrei usarlo per portare a pisciare il cane, ma prima dovrei procurarmi un cane. Chi diavolo me lo ha mandato contro questo goblin di un metro e trenta? Chi poteva pensare che la sua ascia di bronzo potesse combinare qualcosa contro questa spada cinese a doppio taglio? La sua ascia perde il filo, ma lui continua a colpire. Non cerca di ferire me, ma di rompere la spada. Gli mostro alcune volte un affondo alle gambe, ma lui attacca come un guerriero gaelico ubriaco. Ora che ci penso, all'entrata di questa caverna c'era una strega bionda. Che sia stata lei a spedirmi contro il goblin? Forse è un suo servitore, che cerca rogne, mentre lei è distratta da un aggeggio a bassa tecnologia. Quando sono entrato nella caverna, la strega bionda stava smanettando con quel telefonino della mutua; probabilmente sarà ancora lì a smanettare, come se dovesse trasmettere qualche astrusa formula matematica. Ogni tanto il goblin controlla la lama dell'ascia, che è sempre più danneggiata. Ma a lui cosa interessa? Di certo non è sua. La mia spada invece non fa una piega: quei cinesi hanno impiegato un acciaio niente male. Contemporaneamente allo scontro tra spada ed ascia, ne avviene uno su una scacchiera virtuale. Mentre il clangore del metallo satura la caverna, muoviamo le nostre pedine, facendoci innanzitutto mangiare gli stupidi pedoni. Le pedine bianche avanzano, minacciando sia il re nero che la regina nera, che si salvano in extremis. Chiunque abbia le pedine nere è distratto dal combattimento. Infine l'errore più pacchiano: un cavallo bianco si avvicina indisturbato al re nero, e lo mangia. Forse ero io quello che giocava con le pedine nere. Poco male. Ora mi toccherà bastonare il goblin, per evitare di pagare pegno. Potrei dargli una sprangata sulla testa, o potrei ammazzarlo di punta. Lui non ha ancora imparato a parare, e così si becca una spadata, indirizzata all'ascia, su una mano. Non sanguina, perché i goblin hanno la pellaccia dura, quasi come quella dei coccodrilli. Si mette viceversa a starnazzare come un'anatra, ed a saltare come una cavalletta. Approfitto della sua apertura per puntargli la spada alla pancina, e per fargliene assaggiare qualche centimetro. Il goblin capisce la lezione e si calma. Ormai domato, lo conduco con me, alla ricerca della strega bionda, che probabilmente sarà ancora lì a giocare con quel telefonino del piffero. Nel tempo trascorso da quando sono entrato nella caverna, avrei potuto terminare il goblin, ma quella foca pensa alle banane, e telefona! Dato che il nostro combattimento è durato tre ore, e dentro la caverna sudavo come un porco, mi risciacquo sotto una cascata gelida. Poi assieme al goblin congegniamo un test d'attenzione, diretto alla strega bionda. Lui esce dalla caverna con la mia spada apparentemente infilata nelle budella, urlando e simulando un dolore adeguato. Lei è ancora lì che telefona, e non fa una piega. Più che una strega, sembra la statua di una telefonista. Anche il goblin, che la conosce meglio di me, è sconcertato: cosa diavolo starà comunicando quella donna, e a chi? Usa un telefono che consente di comporre sms con un solo dito; ecco perché ci mette una vita a scrivere due menate. Riprendiamo a combattere, giusto per sgranchirci, ma questa volta usiamo nunchaku e tonfa, ma il goblin se li tira sulla testa: è molto più bravo coll'ascia. Alla fine la strega torna tra di noi, come e fosse stata via solo mezz'ora: strana creatura! Ripensando ai fatti appena accaduti, mi chiedo chi diavolo sia stato il goblin in una vita precedente? Mi ricordo che parecchie centinaia di anni or sono, il mio ordine guerriero si aggirava nella Britannia successiva alla partenza dei romani. Allora, in un villaggio di canne e fango, incontrammo la popolazione locale. Con uno di loro iniziai una partita a scacchi, che venne interrotta dalla battaglia. Noi e loro, noi armati e coperti d'acciaio, e loro con armi di fortuna in pietra, osso e bronzo, combattemmo contro i semi-mitici goblin delle colline. Li sconfiggemmo dopo una lotta estenuante, ma quasi nessuno dei valorosi selvaggi sopravvisse ai graffi ed ai morsi dei goblin. Non sopravvisse neppure il giovane con il quale avevo iniziato a giocare quella partita a scacchi. Ora mi è finalmente chiaro che millecinquecento anni dopo ci siamo ritrovati, ed abbiamo concluso la partita. Evidentemente la maledizione dei goblin lo ha reincarnato in uno di loro. Poteva andare peggio! Meglio non ricordargli il suo passato umano. Come goblin non è male, ma prima era proprio un selvaggio! E la strega bionda? Da come la guarda il goblin sarà meglio che gli dia da mangiare in fretta, prima che lui si serva da solo, a partire dalle parti più carnose.
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