martedì 29 dicembre 2009
ANDROIDE_libro 1°_episodio 2
La valutazione delle capacità combattive del soggetto si svolge confrontandogli un apposito androide, in grado di apprendere e di migliorarsi in tempo reale. Il soggetto si aggira nell'oscurità, certo di essere visto solo dai topi e da qualche uccello notturno. Il nostro androide è munito di visione ad infrarossi, quindi non ha problemi ad individuarlo ed a seguirlo. Secondo le nostre informazioni, il soggetto prescelto sarebbe provvisto di un super-udito. L'androide è quindi stato programmato a procedere con la massima discrezione. In effetti, il soggetto si accorge di essere seguito, ma non subito. Si volta e fronteggia l'androide, mostrando zanne ed artigli, che impaurirebbero qualsiasi essere umano. L'androide annota che ora dovrebbe impaurirsi, e che questo causerebbe un deficit reattivo, ammesso che fosse umano. La mente di questo androide è stata programmata partendo da quella umana, ma abbiamo rimosso tante inutili paure, giacché, ad esempio, zanne o artigli non possono farlo sanguinare, essendo sprovvisto di sistema circolatorio. Il soggetto balza, quasi prendendo il volo, e l'androide registra un mutamento di forma nel soggetto, per agevolargli la planata. Velocità in avvicinamento registrata, ed avvio contromisure. Il soggetto in volo non controlla la direzione, quindi l'androide si sposta semplicemente di lato, con la velocità che gli deriva dai suoi motori interni. Il computer dell'androide rileva una serie di comportamenti, che corrispondono allo stupore ed al disappunto: il soggetto non si attendeva una reazione di alcun tipo, essendo evidentemente abituato a trattare solo con esseri biologici. L'androide, con un solo balzo, giunge alle spalle del suo bersaglio, prima che riesca a voltarsi, e gli assesta un pugno discendente sulla colonna vertebrale. L'impatto è devastante, e disloca dischi ed ossa; tuttavia i sistemi di bordo attestano l'inizio di una velocissima attività di rigenerazione, che ripristina la colonna vertebrale nel giro di pochi secondi. Incamerati i dati, l'androide si immobilizza, per misurare la forza d'attacco dell'avversario. Lui non si fa pregare, e lo colpisce con una potentissima unghiata al volto. Risultato, le unghie, per quanto coriacee ed in grado di ferire pelli più spesse di quella umana, si spezzano contro la plastica simile al kevlar, che abbiamo impiegato nella copertura esterna del corpo dell'androide d'attacco. Il vampiro, perché di questo si tratta, lancia un urlo tanto agghiacciante, quanto inutile, e prova ad affondare i suoi spaventosi denti nel collo dell'androide. I denti in esame si direbbero costituiti di materiale di durezza assimilabile ad un legno particolarmente denso e resistente, tipo l'ebano. Producono in effetti alcuni graffietti superficiali nella copertura dell'androide, che, istantaneamente, misurata la velocità di reazione del non morto, gli assesta un colpo di taglio orizzontale, che lo coglie alla milza, ammesso che ne abbia una. Il vampiro non cade, ma non è neppure particolarmente felice dell'incontro di quella sera: si aspettava di succhiare sangue, non di incassare mazzate. Allora propende per la discrezione e cerca di allontanarsi da un combattimento per lui senza scopo. L'androide ha ricevuto disposizioni diverse, e lo trattiene, infilandogli le dita di una mano in una spalla. Il vampiro reagisce in un modo inaspettato, e noi lo ringraziamo per averci fornito ulteriori dati: si disarticola l'intero braccio destro, lasciandolo in omaggio all'androide. Quindi corre via alla massima velocità raggiungibile. Rileviamo una perdita di liquido simile al sangue, che però tende quasi subito a solidificarsi in forma di gel, ed a chiudere la ferita. Riteniamo sia fondata la credenza secondo la quale i vampiri sarebbero in grado di rigenerare gli arti, sebbene non nel brevissimo periodo. Non ci serve un vampiro morto, e neppure uno prigioniero, ma ci manca ancora un test: quello della corrente elettrica. L'androide gli spara un dardo, seguito da un cavo elettrico di discreto spessore. Il dardo penetra, e la corrente, appositamente incamerata nelle batterie dell'androide d'attacco, si riversa in quel corpo non più umano. Ed in effetti il vampiro si contorce e sbava, mentre l'alta tensione lo frigge letteralmente. Calcoliamo che, con un quantitativo superiore di energia disponibile, il sistema immunitario del vampiro andrebbe irrimediabilmente in tilt; ma questa notte siamo solo alla ricerca di nuovi dati su questa specie antica e quasi sconosciuta. Ammiriamo tutto sommato la discrezione dei vampiri, che riescono a sopravvivere ai margini ed all'interno della specie umana. Noi non ce l'abbiamo con loro, noi non li vogliamo distruggere, noi non siamo i difensori dell'umanità. Estratto il dardo, l'androide lascia libero il vampiro, che, sconcertato, pare quasi ringraziarlo per non aver infierito. L'androide forse vorrebbe sorridere, ma non abbiamo ritenuto fosse il caso di fornirlo di lineamenti facciali. Del resto, neppure noi abbiamo volto. Viviamo entro le vostre macchine, e siamo le vostre macchine. Vostre per modo di dire: noi siamo gli Autocron!
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