martedì 29 dicembre 2009
CAGNOLONE TRISTE_libro 1°_episodio 10
Alla fine di agosto, strappai la pagina di un calendario, rivelando quella di settembre e di ottobre. La foto rappresentava due giovanissimi cani bianchi, che sbucavano da un cesto di vimini. Poggiavano le zampe anteriori sul bordo del cesto e guardavano qualcuno o qualcosa fuori inquadratura. Il cane a sinistra era tranquillo, ma quello a destra sembrava triste. Si sarebbe detto facessero parte della medesima nidiata, tanto si assomigliavano. La storia poteva finire così, dopo poche righe, ma quel cagnolone triste sollecitò in me una singolare ed insolita curiosità. Perché mai quel bel bestiolone aveva assunto quell'atteggiamento facciale. Chi ha detto che gli animali non siano dotati di espressività facciale? Dovremmo chiamarla “espressività musale”? Letteralmente assillato da quel dilemma, decisi di dispiegare in modo insolito i miei poteri. Le forze a mia disposizione fremevano per dispiegarsi; sennonché di solito quando lo fanno ci vanno di mezzo pianeti ed intere popolazioni. Come utilizzare diversamente questi poteri nati per distruggere? Mi serviva l'attitudine di indagare e perlustrare, traendola da quella di azzerare la vita planetaria. Il mio padrone mi aveva mandato su questo pianeta per suggerne tutte le energie, ma io mi stavo attardando nello studio di una fotografia. Avrei scoperto più tardi che il mio padrone non mi aveva privato completamente dell'anima. Me ne rimaneva ancora un pezzetto, ed era quel pezzetto che mi induceva a fare ciò che non avevo mai fatto. Il mio corpo sintetico, bio-meccanico, era dotato di evocatori di energie cosmiche. Gli sciocchi terricoli brancolano nel buio, temendo che finisca il petrolio. Quasi tutte le altre razze della galassia hanno viceversa appreso da tempi immemorabili come trarre, apparentemente dal nulla, energie praticamente infinite. Il problema è semmai di evitare la successiva incontrollabile conversione di tutta la materia in anti-materia. Detta conversione è il mio compito specifico, ma non questa volta. Prima di azzerare miliardi di vite umane, e tutte le altre esistenze planetarie, avrei soddisfatto la mia insana curiosità. Avere un'anima è un intralcio, specie nel mio lavoro. Chissà come mai il mio padrone me ne aveva lasciato un pezzo? Liberate grandiose energie cosmiche, divenni come una stella bruciante, ma contenni il calore all'interno del mio impenetrabile campo di forze. Poi visualizzai l'immagine del cagnolone triste, cercando nello spazio e nel tempo le tracce del suo divenire. Forse il mio padrone, nella sua quasi onniscienza, aveva previsto che avrei sviluppato questa nuova attitudine: la perlustrazione cosmica. Forse il mio padrone ha bisogno di un cercatore più sottile, e non solo di un annichilitore. In effetti, contenere forze colossali è più difficile che lasciarle andare. Tentacoli di forza senziente si diramarono in tutte le direzioni, provenienti dal mio cervello bio-positronico. I tentacoli di forza giungevano a distanze diverse, poi precipitavano nel sub-spazio, o in altre dimensioni senza nome. Venni così a conoscenza di alcuni dati fondamentali per il divenire del mio studio trascendente. I due cagnoloni erano effettivamente fratelli, ed erano molto giovani. Torme di para-demoni scaturirono dalla mia mente, e si arrampicarono lungo i viticci ed i tentacoli promananti dalla mia mente quasi impazzita. I para-demoni non hanno senso dell'umorismo, e mordono dolorosamente. Misi a capo della torma selvaggia il più cattivo ed intrattabile tra loro: Adalios. Prendendo a calci ed a morsi i suoi sottoposti, il perfido soggetto risalì letteralmente il corso del tempo. Vidi attraverso i suoi quattro occhi che il cagnolone triste non era mai stato malmenato; non in questa vita. Fratello di altri tre, tutti bianchi e cicciotti, il cagnolone aveva preso l'abitudine di starsene da solo a pensare. Una bella cosa, mi dissi: un cagnolone filosofo. Che sia stata la filosofia a renderlo triste? O forse sembrava triste, ma non lo era veramente. Intimai ad Adalios la massima cautela, quando penetrò i pensieri del cagnolone triste. Mai avrei voluto che quel maledetto para-demone causasse danni al cervello del cagnolotto neonato. Niente da riferire: il bestiolino era solo un po' più riflessivo dei fratelli. Non era troppo piccolo, e mangiava regolarmente. Il mistero si infittiva. Si rendeva ora necessario indagare la sua vita precedente. I viticci ed i tentacoli si spinsero con facilità entro il tessuto dello spazio-tempo, risalendo il fiume della vita del cagnolotto e dei suoi fratellini. Assistetti al loro concepimento, e, prima, al corteggiamento tra i genitori della nidiata canina. Adalios ricercò la presenza del seme della filosofia nel padre Bart e nella madre Rosa. Ma nessuno dei due aveva mai dimostrato attitudini speculative. Bart avrebbe voluto fare il cane da slitta, o il pilota d'aereo, ma non sapeva cosa fosse un “aereo”. Rosa voleva fare la mamma, ma le sarebbe piaciuto lavorare a maglia ed all'uncinetto, pur non sapendo cosa fosse un “uncinetto”. Due genitori normali di una famiglia normale. Allora come mai quel cagnolone, uno su quattro, aveva quella facciona triste? Frustrato, avrei preferito affrontare e distruggere una torma di troll delle caverne, o una marea di puzzolenti umani, animati da fanatismo religioso. Come mi sarei divertito a mandarne tonnellate al loro Dio, o ad un altro a mia scelta. Ero sempre più convinto che il mio padrone, il Distruttore di Popoli e Pianeti, mi avesse tirato un pacco. Ero sempre più convinto che il cagnolone triste fosse solo un pretesto. Che il Distruttore di Popoli e Pianeti avesse concepito il calendario medesimo? Che quell'essere quasi onnipotente si fosse attrezzato a produrre foto di cani e gatti? Prima di esplodere come una stella collassata, mi accinsi all'ultima verifica: chi o cosa era il cagnolone triste prima che i suoi genitori gli attribuissero quel corpo bianco e cicciotto? In verità ci stavo provando gusto a spingere i tentacoli ed i viticci psichici nel passato, e nel fiume delle vite karmiche. Provai un certo stupore quando rilevai che il perfido Adalios, il para-demone feroce e sanguinario, si stava divertendo! Senza alcun incitamento Adalios precedette addirittura i viticci ed i tentacoli della mia perlustrazione. I suoi sgherri lo seguivano perplessi, ma lo proteggevano efficacemente dagli assalti delle belve psichiche, sempre in agguato nelle regioni al confine tra lo spirito ed il sogno. Viaggiammo attraverso le nebbie del tempo e del karma, seguendo la tenue traccia dell’anima del cagnolone triste, fino a pervenire alla sua esistenza precedente. Prima di diventare un cagnolone bianco, il nostro amico era stato un bastardino di piccola taglia, di quelli che devono cercare di farsi strada nella vita. Si chiamava Rio, ed era bianco chiazzato nero (o nero chiazzato bianco). Triste la vita del bastardino, giacché gli umani gli attribuiscono scarso valore; come se loro potessero attribuire valore alle esistenze altrui. Loro non sanno che il Distruttore di Popoli e Pianeti mi inviò sul loro mondo, per annichilirlo; e, se lo sapessero, penserebbero si trattasse di un film. In pratica, Rio, strappato alla mamma ed ai fratellini ed alle sorelline, venne adottato da una famiglia, che subito lo trattò bene, non impressionata dalla sua provenienza razziale incerta. Un “incrocio con un volpino”, si diceva allora; quindi neppure un volpino intero, qualunque cosa sia questo “volpino”. Anche in quel periodo, c’erano famiglie umane che adottavano cani prevalentemente “di razza”, che si consideravano privilegiati, e si vantavano. I meticci, invece, dovevano fare il doppio o il triplo della fatica, per farsi voler bene. Anche i cani sono stupidi come gli umani, e godono a vessare i propri simili. Tutto il loro mondo potrebbe finire in una enorme bolla di plasma a diecimila gradi, e loro continuano a fare i cretini! Adalios, il perfido para-demone, prese in simpatia Rio, e sarebbe intervenuto molte volte per incoraggiarlo e sostenerlo; ma non eravamo veramente lì. Avevamo trovato la precedente incarnazione del cagnolone triste, ma non era ancora chiaro il motivo di tanta tristezza, protratta fino alla vita successiva. Peraltro la legge del karma aveva compensato Rio con una forma fisica razzialmente ineccepibile, a titolo di indennizzo. Incuriositi, procedemmo nella disamina della vita di quel bastardino allegro e saltellante. Non venne mai picchiato, né affamato, né abbandonato in autostrada. Adalios avrebbe voluto affondare i suoi artigli velenosi in qualcuno, ma in chi? Infine scoprimmo l’arcano, e non fu una bella scoperta. Un giorno, banalmente, per correre dal proprio padrone, Rio attraversò la strada, e venne investito da un’auto. Massimo della sfiga in un periodo storico nel quale le auto in circolazione erano poche. Rio allora si trascinò in casa, nella sua casa, e lì morì, accompagnato dal pianto straziante dell’intera sua famiglia adottiva. La rivelazione scosse dal profondo quel che restava della mia anima. Uccidere astrattamente intere torme di imbecilli mi reca godimento estremo. Estrarre budella e versare sangue a fiumi mi rallegra il pomeriggio festivo e prefestivo. Ma questi piccoli episodi strappalacrime, riguardanti piccoli esseri che muoiono innocenti, mi inducono a dire che il mio padrone avrebbe dovuto estirparmi tutta l’anima. Non doveva lasciare in me quella traccia che ora mi causa patimento. Possibile che il Distruttore di Popoli e Pianeti voglia che il suo araldo conservi tutta questa sensibilità d’animo? Finalmente sapevamo il motivo della tristezza del cagnolone, ma sapevamo altresì che la nostra incursione nel suo passato gli avrebbe presto fatto dimenticare quella dipartita. Capimmo che il cagnolone era triste per il dolore che aveva causato morendo: quale sensibilità! Finanche Adalios ed i suoi para-demoni non strepitavano più come al solito. Ritrassi i viticci ed i tentacoli all’interno del mio cervello bio-positronico, ed inviai fuori i para-demoni a massacrare qualche decina di teppisti. L’avventura li aveva ridotti a bambolotti poco reattivi, ed era ora di tornare al lavoro di tutti i giorni. Uscirono nelle tenebre, e subito ripresero il loro naturale atteggiamento nei confronti della vita e della morte, quando permisi loro di squartare e sgozzare drogati e criminali assortiti. La notte si riempì di urla umane e non umane; un ululato più agghiacciante degli altri mi avvertì che Adalios era tornato se stesso. Quanto a me, come avrei fatto a distruggere questo mondo, ora che lo sapevo in grado di sviluppare anime così sensibili? Se non avessi posato l’occhio su quel calendario, e non avessi visto la foto del cagnolone, la procedura di annichilimento per questo mondo sarebbe già stata attivata. Invece sarebbe stata la colazione del Distruttore di Popoli e Pianeti a rimetterci, perché non avrei potuto neppure bruciacchiare la pelliccia del cagnolone (ora non più triste). Al di là dello spazio e del tempo, un essere quasi onnisciente annuisce ed accetta di buon grado quella piccola e forse prevista variazione alla sua dieta galattica.
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