martedì 29 dicembre 2009

CACCIATORE_libro 1°_episodio 9

Si considerano tali due fratelli decisamente suonati, che decidono di cacciare ed uccidere i loro simili, usando arco e frecce. Accade in mezzo a grandi foreste americane. I due coglionazzi hanno ereditato l’attitudine criminale dallo zio, che era uno psicopatico paranoico, buttato fuori dall'esercito USA, perché ormai aveva le allucinazioni. Ieri mattina hanno concluso una delle loro cacce criminali, infilando due frecce nel petto dello sventurato di turno. Poi si sono messi a gironzolare per la statale, alla ricerca di una nuova vittima. Sfortunatamente per lei, una biondina sui trenta anni stava circolando da quelle parti, con un catorcio di macchina. Appena l’aggeggio ha stirato le metaforiche zampette, sono comparsi i due delinquenti (due, perché la sfiga non viene mai da sola). Si offrono di aiutare la ragazza, ma lei intuisce di non potersi fidare di quelle due facce da galera; purtroppo è troppo tardi. Per dare un senso alla loro attività “sportiva”, i coglionazzi lasciano scappare la preda, per poi inseguirla dopo qualche ora. La ragazza trova dei campeggiatori, coinvolgendoli nella sua disgrazia. Infatti i due delinquenti provano i loro archi e le loro frecce prima sull’uno, poi sull’altro campeggiatore, ferendoli a morte. La ragazza scappa, dimostrandosi un osso duro. I due cacciatori la inseguono, avvantaggiandosi della conoscenza dei luoghi in cui sono cresciuti. La vittima però si rende conto di non potersi limitare alla fuga, ed impugna un coltello, decisa ad usarlo. Si nasconde dietro un albero, ed aspetta che compaia il primo dei due fratelli scemi. Prima che il tizio alzi l’arco, e lo armi con la sua freccia micidiale, la vittima sempre più presunta gli infila nello stomaco almeno sei dita di buon acciaio. La ragazza ha evidentemente sviluppato un istinto assassino, superiore a quello degli aggressori, perché il coltello lo affonda più volte, causando un danno pressoché irreparabile. Peggio per lui! Pensa. Se l’è cercata! L’emergenza ha causato un emergere di antichissimi istinti di sopravvivenza, che fanno il loro dovere. Rimane il secondo cretino, che, accorgendosi dello stato clinico del fratello, diventa ancora più rabbioso, ma anche meno attento. La ragazza sale
su un albero, e lo attende. Quel cacciatore della mutua cerca le tracce sul terreno, ma non alza lo sguardo, mentre invece dovrebbe farlo. Il salto della ragazza, dal ramo a terra, è caratterizzato da una buona dose di fortuna, ma si dice che la fortuna aiuti gli audaci. Tuttavia per riuscire ad affondare la lama, contestualmente all’atterraggio, ci vorrebbe un addestramento da truppe speciali, che lei non ha, e non può inventare. Così l’attacco riesce solo parzialmente, e la ragazza commette l’errore che commettono le vittime che giungono a portata di tiro, ma non ce la fanno a terminare il cattivo di turno. Lui si rialza ferito, e con rabbia arma il suo arco. La schiena della ragazza è un bersaglio invitante, per quel topo di fogna. Pregusta la penetrazione della freccia, in grado di passare da parte a parte un corpo umano, a cento passi di
distanza. Come ho scritto, la biondina non è addestrata ad uccidere, ma è anche vero che in quel bosco ci sono altri che lo sanno fare molto bene. Intercettando le comunicazioni dell’FBI, ho saputo delle loro indagini sui due fratelli killer. Gli agenti federali stanno arrivando, ma la ragazza non può attendere che a salvarla sia un integerrimo rappresentante della legge. La mia spada nera cala sull’arco e sulla freccia, distruggendoli come fossero fiammiferi. Il coglionazzo non mi ha sentito arrivare, però sente il calcio che gli rifilo in faccia; poi sparisco, perché il cerchio non è ancora completato. Perplesso e sanguinante, si rialza e grida la sua rabbia alla foresta, che neppure se ne accorge. Se insiste a gridare, dovrò fare pulizia prima del previsto: non vorrei che mi spaventasse gli scoiattoli! Mi piacerebbe che fosse la giovane donna a liquidare lo stronzone, ma ora lui ha estratto il suo coltellaccio, e per lei sarà più difficile. Il maiale capisce di non poterla catturare prima del calare del buio, e trova rifugio addossandosi ad una grande pianta. Lei non si perde d’animo, ed indossa tutti gli abiti che conservava nello zaino. Non intende accendere il fuoco, per non aiutare il caprone a trovarla; venderà cara la pelle. Durante la notte, mi avvicino a lei, ma lei non mi vede e non mi sente. Percepisco la sua essenza di ragazza di città, che però finora non l’ha penalizzata. Il suo tono muscolare dimostra un allenamento costante. Il suo comportamento dimostra una discreta disciplina. Sarà divertente osservare lo svolgersi degli eventi, tra poche ore. Come se i loro movimenti fossero sincronizzati, cacciatore e preda ripartono quasi all’unisono. Li ritrovo in una radura, con lui che corre a perdifiato, e guadagna lentamente terreno. Mi accorgo che la ragazza zoppica; brutta cosa! Mi tocca riequilibrare lo scontro: una delle mie stelle a otto punte lo coglie ad un polpaccio, strappandogli un urlo. Ancora una volta, il sedicente cacciatore non mi ha visto arrivare, né mi vede mentre mi allontano. Che abbia lasciato a casa gli occhiali? Si strappa di dosso la mia stella a otto punte, la osserva e riprende a correre malamente. Tenta un lancio improbabile, che manca grossolanamente la ragazza. Recupero la stella metallica, infissa nella corteccia di un albero. Mi rendo conto di avere perso interesse alla disputa, ma non posso lasciare in circolazione quel cretino. Potrebbero mangiarlo i lupi o gli orsi, ma ci vorrebbe troppo tempo. Gli compaio davanti, tutto vestito di nero, con la spada nera già sguainata e desiderosa di affondare nelle carni e nelle ossa di quel parassita. Non gli lascio il tempo di decidere se correre verso di me, o scappare. Io fossi in lui scapperei. Due passi e la spada nera affonda e sale dal suo fianco destro alla spalla sinistra. Un taglio preciso e lunghissimo, profondo pochi centimetri, come da rituale della setta degli assassini. Non rimango a vederlo sanguinare, e scompaio come sono arrivato. Non ho bisogno di sapere che la spada nera è talmente affilata da non produrre inizialmente alcun dolore. Poi però quegli ottanta centimetri di taglio si aprono tutti assieme, e fa decisamente male. Il vantaggio di un simile intervento chirurgico è che il moribondo non sanguina per molto tempo. Se non fosse ormai più di là che di qua, gli chiederei se ha capito chi era il cacciatore cui alludeva il titolo del racconto. Finalmente ecco giungere gli uomini dell’FBI, che soccorrono la giovane, e constatano la dipartita dell’inseguitore. Io ho finito le ferie, e la mia setta mi troverà di sicuro qualcun altro da ammazzare, questa volta a pagamento.

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