martedì 29 dicembre 2009
ANALISI COMPORTAMENTALE_libro 1°_episodio 1
Ho sempre ammirato i poliziotti federali che studiano i comportamenti criminali, per anticiparli e metterli in galera. Per questo motivo mi sono arruolato in polizia, utilizzandola come piattaforma per accedere all'FBI. Naturalmente non fu una cosa facile: trascorsero anni di impegno costante, accertarono il mio passato e le mie propensioni. Superati i test di ammissione, entrai finalmente in una di quelle squadre di super-sbirri, che si vedono in tv. Ognuno di noi aveva una sua specializzazione: armi, computer, esplosivi, arti marziali, strategia militare. Assieme sventammo molti attentati terroristici, mentre altri sfortunatamente ci sfuggirono. Ci capitò ad un certo punto di indagare su un killer seriale, che catturava giovani donne, per poi ucciderle. Il caprone le seppelliva nei boschi, rendendo difficile il ritrovamento dei corpi. Uno così potrebbe continuare per anni, se non fosse un bastardo vanitoso. Tutti i serial killer sono bastardi vanitosi, o almeno tutti quelli di cui abbiamo notizia. Può darsi che ci siano dei serial killer che ammazzano e basta; i ritrovamenti sembrano privi di correlazione, inibendo l'analisi comportamentale. Fortuna che quello che stavamo cercando lasciava annunci sui giornali, facendo a gara con un altro cialtrone suo pari. Due serial killer che giocavano a ping pong, ammazzando qua e là. Scervellandoci arrivammo a trovare una traccia, che conduceva in una zona boschiva. I cani ci consentirono di trovare l'ultima delle vittime: era stata uccisa con un solo colpo di pistola, di grosso calibro. Quel tipo di criminale non cerca il contatto fisico con la vittima, altrimenti userebbe un coltello o la strangolerebbe. Iniziammo a sospettare di un uomo alto ed abbastanza robusto, di età dai trenta ai quaranta: gran bella pista! Di solito le donne cadono vittime di aggressori maschi, molto più forti fisicamente. Alcune tracce ci convinsero del modus operandi del serial killer: le affascinava prima di rapirle ed ucciderle. Un uomo di bell'aspetto, o forse uno non bellissimo ma ben vestito, a bordo di una bella auto. Come si fa ad individuare e catturare uno che corrisponda a questi parametri? Stiamo parlando di migliaia di persone, ad essere ottimisti. Allora come mettere le mani su quel topo di fogna, prima che ne ammazzi talmente tante da stancarsi? Il criminale ci venne in soccorso, come a confermare la sua voglia di essere fermato, o forse era solo un maledetto buffone. Scrisse un annuncio su un giornale, che la nostra analisi ricondusse al suo format. In detto annuncio ci indicava abbastanza chiaramente non il luogo ove trovare un cadavere, bensì dove avrebbe rapito la prossima donna. Scattammo velocemente, e volammo a migliaia di chilometri di distanza. La mattina successiva, sollecitammo l'intervento dello sceriffo, che ci consentì di circondare l'intera zona. Noi della squadra di super-sbirri preposta all'analisi comportamentale ci disperdemmo tra gli alberi, mantenendo il silenzio radio. Purtroppo il nostro addestramento ci porta a dare il meglio di noi solo in città; tra gli alberi e nelle campagne non siamo altrettanto bravi. Io però non sono nato sbirro, e prima di diventarlo ho fatto ben altro. Queste precedenti esperienze lavorative mi permisero di mimetizzarmi abilmente nella boscaglia, controllando il respiro, per divenire quasi un tutt'uno con una grossa pianta. L'addestramento ninja può ingannare anche gli animali, eccetto che a distanza troppo avvicinata. Il mio addestramento comprende altresì un particolare approccio mentale, che dovrebbe promanare una sorta di invisibilità. Mi guardano, mi vedono, ma non registrano la mia immagine come un pericolo potenziale. Con il passar del tempo e l'incedere delle tenebre, sprofondai sempre più in uno stato di ultra-percezione. I miei colleghi mi cercarono, ma non mi trovarono, perché era mia intenzione cacciare la preda indisturbato. E la preda giunse finalmente a portata dei miei sensi dilatati: aveva già catturato la sua vittima, ma non l'aveva ancora uccisa. Mi ripromisi che non sarebbe riuscito a farlo, né ora, né mai più. Presi posizione su un ramo, pressoché invisibile dal suolo, e lui mi passò sotto. Era disgustosamente certo di averci buggerati per l'ennesima volta, e pregustava l'imminente omicidio di una vittima innocente. Percepii i suoi pensieri: non temeva di essere catturato dalla polizia o dai federali. Si sarebbe fatto passare per pazzo, e sarebbe stato rilasciato, o internato in un carcere di minima sicurezza. Come detto all'inizio, ho sempre ammirato i poliziotti che studiano i comportamenti criminali, ma il mio vero scopo non è mai stato quello di metterli in galera. Mi sono arruolato in polizia per potermi avvicinare meglio alla feccia della società, ma divenuto io il cacciatore, gettai la maschera ed estrassi la mia arma rituale. Balzai al suolo e con due soli salti giunsi alle spalle del coglionazzo; lo percossi con un pugno alla schiena, e lo separai dalla sua preda. Non gli diedi la possibilità di riprendersi, e gli sparai un secondo tremendo pugno, questa volta al plesso solare. La donna rapita mi guardò ovviamente sorpresa; sfruttando il calo delle sue difese, le inviai una scarica mentale ipnotica, impedendole di urlare, ed anche di muoversi. Il mio pugnale rituale comparve quasi magicamente nella mia mano, puntato alla gola del killer. Ripresosi dalla sorpresa, mi sorrise nervosamente; poi vide il mio distintivo dell'FBI, e si rilassò. Mi disse: “ mi hai preso sbirro; ora devi elencare i miei diritti, ed arrestarmi come previsto dal tuo debole sistema. Vorresti uccidermi, te lo leggo negli occhi, ma non oserai farlo, perché io sono più forte di te e della legge degli uomini”. Gli risposi: “stupida feccia! Cosa ti fa pensare che io sia un uomo?” e, senza perdere altro tempo, gli infilai quella specie di scalpello nella gola, e lo rigirai, per favorire l'emorragia. La sua vita malvagia abbandonò il corpo, ma il pugnale non la lasciò libera, e la catturò per nutrirsene. In quell'istante persi il controllo della mia parvenza fisica, pervaso da quel considerevole afflusso di energia vitale. Solo per un breve istante, mi manifestai per quel che sono, e quell'immagine trascese la narcosi indotta sulla mancata vittima del serial killer. E lei percepì una realtà oltre la soglia, e fu grata che quelli come me operino contro il male.
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