martedì 29 dicembre 2009

BRAXAL IL DEMONE_libro 1°_episodio 8

Il protagonista della nostra storia stava tranquillamente sguazzando in un lago di lava; uno tra i tanti bei laghetti di lava in ebollizione, che pullulano nel quinto inferno. Si trovava in un momento di relax; ecco perché in quel momento non stava ponendo fine all’esistenza di alcun organismo. In pratica, Braxal si stava godendo la vita, considerando che per lui il termine “vita” aveva un significato decisamente diverso da quello in uso tra i mortali. Quella lava avrebbe sciolto l’acciaio, ma un demone è fatto di una materia decisamente differente dalla nostra. Ad una distanza preclusa anche al più veloce e potente tra gli aerei, si trovava l’altro protagonista della nostra storia: un piccolo gatto di due mesi, ma lui non si stava affatto divertendo. Non è chiaro per quale ragione quel coglione di un umano avesse voluto un gattino; fatto sta che fin dall’inizio lo aveva massacrato di botte. Prima perché il micino non faceva la cacca nella sabbietta, poi perché non mangiava tutta la pappa, dopo perché quell’anima innocente cercava le coccole. Quell’esaurito maiale bipede sfogava tutte le sue frustrazioni sull’innocuo animaletto. Il gatto era ormai coperto di ferite e di croste, e si era rintanato in un angolo, tremante, dove se la faceva letteralmente addosso. Il suo “padrone” pareva godere nell’infliggere sofferenze ad una creatura quasi totalmente inerme. Tuttavia il karma del micino prevedeva che crescesse e che diventasse un bel gattone, padrone di un tetto, e padre di molti marmocchi. L’umano idiota non sapeva di essersi messo contro la legge del karma; sapeva solo di voler continuare a prendere a calci in testa l’inerme creatura. E così fece, fino a ridurlo in fin di vita. Braxal non sapeva del gattino, e del resto non era preposto alla difesa delle anime innocenti. Braxal era un demone, quindi aveva una scusa per non provare sentimenti umani. Viceversa quel cretino, che continuava a picchiare l’inerme micetto, di scuse non ne aveva: era semplicemente un coglione! Un piccolo essere, che era nato per essere vezzeggiato e per restituire amore, stava precipitando verso la morte. Il corpicino si stava irrigidendo, il cuore batteva sempre più lentamente e gli occhi avevano ormai perso la vista verso l’esterno. Quello che vide il micino moribondo fu una scala oscura, che scendeva in un sotterraneo dal quale proveniva una tenue luce. Il micino, nel sonno che precede la morte, discese la scala, anche perché avvicinarsi alla luce riduceva il dolore che provava in tutto il corpo. Sarebbe morto di lì a pochi secondi, quando ebbe la percezione di una cosa che noi definiremmo un pulsante. Ovviamente il micino non sapeva cosa fosse un pulsante, ma sapeva di doverlo premere. La povera creatura non voleva morire, specie perché avrebbe prima voluto restituire qualche colpo all’ignobile umano che lo aveva ucciso. Una voce interiore, o un messaggio di qualche altro tipo, ridestarono l’attenzione ormai quasi estinta del piccolo felino. Ed il micino, che nel sogno avvertiva tutte le lesioni che ormai avevano distrutto il suo corpo fisico, spinse avanti il musetto, e premette il pulsante. Questo atto di volontà esaurì tutte le energie del gatto; la morte distava ormai pochi battiti cardiaci. Braxal, a distanza incommensurabile, eppure vicinissimo, percepì tutto e sogghignò; poi scomparve in una nuvola di zolfo. Tre battiti alla morte del micino, ed il demone del quinto inferno veleggiava senza sforzo nel sub-spazio. Che Braxal sia giunto prima che il tempo si fosse esaurito, o meno, non importa, perché il demone congelò il tempo nell’istante in cui si manifestò nella nostra dimensione. Braxal creò una distorsione grande come la stanza in cui si trovavano l’idiota umano ed il micino. Se il karma avesse sancito che il gatto sarebbe stato salvato da un agente differente da Braxal, difficilmente detto agente avrebbe avuto il potere di bloccare lo scorrere del tempo, ma Braxal era un demone del quinto inferno, e lo fece. Comparve in tutta la sua gloria, tale da azzerare la realtà delle mura, del pavimento e del soffitto. Il demone, rosso e fumante di lava, apparve nelle dimensioni gigantesche che usava per atterrire interi eserciti. Ed in effetti l’umano provò una tale paura, che stava per lasciarci le penne. Non sia mai, si disse il demone! Tutta quella strada attraverso le dimensioni, per liquidare così in fretta quel liquame umano? Per non parlare del bagno interrotto. Nemmeno per sogno. In un battito di ciglia, il potere infernale che scorreva nella progenie demoniaca cambiò completamente il contesto fisico. L’umano si trovò ancora nel suo appartamento, con un lieve ricordo dell’accaduto: un ricordo che non poteva permanere in quella mente bacata. Non ci siamo dimenticati del micetto quasi morto, e neppure il demone lo fece. Quasi morto è diverso da morto stecchito, ma anche non morto è diverso da morto stecchito: il morto stecchito marcisce, il non morto no. Braxal, nel quinto inferno, era conosciuto come un vero artista della manipolazione delle cellule viventi. Non che nel micino di cellule viventi ce ne fossero rimaste molte, ma a Braxal bastarono per trasformarlo in un non morto. A quell’anima ferita e desiderosa di vendetta venne impedito di lasciare il corpo rovinato, ma il demone aveva già iniziato la sua opera di rigenerazione ed oltre. Il porco stava avvicinandosi a quello che pensava fosse il cadavere della sua vittima, quando detta vittima riaprì gli occhi su questa valle di lacrime. Qualcuno avrebbe pianto, ma non sarebbe stato il micio, e neppure Braxal. La schifosa creatura (l’umano ovviamente) sferrò un calcio fortissimo, al fine di spiaccicare una volta per tutte quell’ammasso di peli contro il muro. Già pregustava di staccare dal muro un cadavere appiattito di gatto, quando il felino rinato balzò via. L’umano sentì un dolore fortissimo ad un polpaccio, e comprese che la piccola bestia, incredibilmente ancora viva, glielo aveva trafitto con artigli insospettabili. In effetti, gli artigli che Braxal aveva fornito alla sua creatura non erano propriamente unghie di gatto. Erano piuttosto sottilissime lamine metalliche retrattili, in grado di secernere veleno ferocemente urticante. Braxal si era reso invisibile, e si godeva lo spettacolo. Il sangue iniziò a sgorgare dal polpaccio della feccia umana, ma già l’ex gattino aveva fatto scempio della schiena e del petto dell’ex padrone. Braxal aveva fatto un bel lavoro: quello sarebbe passato per un gatto vero, sennonché i gatti veri non camminano sul soffitto. Ma il vero colpo di genio erano gli occhi: rossi di un rosso fiamma in movimento, ed in pulsazione perenne, per rammentare il marchio di fabbrica del quinto inferno. Il gatto scatenato gridava e soffiava come fosse stato un demone lui stesso. Strappò l’occhio sinistro al coglionazzo, ma gli lasciò il destro, perché potesse rendersi conto dello scempio del suo corpo. Sotto la guida attenta di Braxal, il gatto-demone recò al suo ex carnefice tutto il male immaginabile, facendo il possibile per protrarre la sofferenza per il maggior tempo possibile. Braxal si congratulò con il suo allievo. Un demone non è fatto per salvare le vite, ma, se gli capita di farlo, affronta l’incombenza con uno stile che potremmo definire “infernale”. Dopo mezz’ora di salti e graffi e morsi e strappi, e di sangue a fiumi, il nostro simpatico micetto non era particolarmente stanco, e stazionava sul soffitto della stanza. La sua vittima invece era a terra, praticamente distrutta ed a brandelli. A quella vista Braxal non fece una piega; al gattino invece venne fame, e scese a nutrirsi di carne fresca. Braxal si congratulò con sé stesso, ma dovette fermare il suo tremendo allievo, dato che voleva anche lui trarre nutrimento da tutta quella carnazza sanguinolenta, prima che il porco stirasse le gambine. Braxal si manifestò allora in forma di lupo, di un lupo che esce dalla nebbia della gelida steppa dell’estremo nord. L’umano riuscì ancora a cagarsi addosso, ed a sentire quei denti lunghissimi arrivare in tutte le profondità non ancora violate dai graffi del gatto-demone. Tutte le cose belle devono prima o poi finire, e così accadde anche con la vita di quel rottame sconquassato e quasi esangue. Il gatto-demone e Braxal, ancora in forma di lupo mannaro, si guardarono negli occhi, e sogghignarono a lungo. Fu un saluto molto macho, e Braxal scomparve in una nuvola di zolfo. Come previsto dalla legge del karma, il gattino divenne un gattone, padre di numerosissime piccole furie selvagge. Divenne una leggenda, di sicuro anche perché Braxal lo aveva reso praticamente immortale. Le forze della luce eccepiscono sull’operato delle forze delle tenebre, accusandole di snaturare la vita. Eppure fu grazie all’azione creativa del demone del quinto inferno se un’inerme piccolo felino sconfisse la propria morte e distrusse il suo carnefice. E la verità è che al gatto-demone la cosa piacque molto, come dimostrano i versacci decisamente insoliti ed agghiaccianti, con i quali segnala le sue operazioni notturne.

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