martedì 29 dicembre 2009

ARTICOLO 660_libro 1°_episodio 5

Dopo avere cercato in vari modi di frenare la delinquenza urbana, il governo decise di legalizzare i dissuasori. Costoro, che lavoravano già nell'ombra da parecchio tempo, uscirono lo scoperto, ed aprirono i loro bravi negozietti. Quello che fa un dissuasore è di recarsi da un disturbatore, per convincerlo a piantarla. Oppure sono mazzate, auto incendiata, sassi contro le finestre, e così via. E così via significa che, se proprio non vuoi imparare a non rompere i coglioni, rischi di farti veramente male. I dissuasori, quasi tutti ex militari di corpi speciali, e picchiatori di professione, non furono autorizzati ad uccidere, a meno che la provocazione e la reazione dell'avversario innescassero la legittima difesa. Insomma: basta saperci fare, ed indurre un rompipalle a saltarti addosso, quando invece dovrebbe fare molta attenzione a come si muove; poi sono cazzi suoi. Io sono uno dei dissuasori di questa ridente cittadina. Ho aperto il mio bravo negozietto, ed aspetto clienti, sapendo che ci sono tanti rompipalle da “convincere”. La legge dice che il dissuasore, munito di regolare licenza, deve convincere con le buone il disturbatore a non commettere un reato. In fondo quando li riempiamo di botte lo facciamo per evitare loro sanzioni e detenzione. Stiamo molto attenti a picchiare dove non rimane il segno, ma a volte qualche occhio nero testimonia il nostro primo avvertimento. Quella mattina di un giugno piovoso me ne stavo dietro la mia scrivania, consultando l'agenda degli appuntamenti. Irruppe allora in negozio una madama bionda ed abbastanza magra. La feci accomodare, e lei iniziò una narrazione sconclusionata dei fatti. In sintesi: un suo ex la perseguitava, per costringerla a tornare assieme. La solita lagna: i tipi che vengono mollati non la prendono mai bene, e cercano di passare alle vie di fatto. Dilettanti! Noi dissuasori sì che sappiamo cosa significhi passare alle vie di fatto. Forniamo giornalmente utenti a vari ospedali, reparti ortopedici e traumatologici in testa. Appurai che il caprone forse le aveva rigato la macchina. Ma come esserne certi? Inoltre aveva ripreso a telefonarle tutte le ore, accusandola di essere una troia. Io le chiesi se fosse già scesa in strada, armata di una mazza da baseball. Allo scopo di bastonare lui o almeno la sua auto: dente per dente. Lei scoppiò a piangere; abitudine femminile che francamente mi fa incazzare. Come mai quel cretino rivoleva indietro una simile frignona? Non erano affari miei, ed accettai l'incarico. Per evitare di perdere tempo sotto casa sua, ad aspettare il coglionazzo, piazzai nottetempo una webcam nei pressi del suo portone. Con questo modus operandi potevo tenere sotto controllo i portoni di diverse case, di diversi clienti. Quella notte, il tipo non si fece vedere, ma si limitò a telefonarle, dandole della troia, come da copione. La notte successiva, il pollo si piazzò in strada, convinto di andare avanti per delle ore a fare casino. Certi imbecilli non hanno paura degli sbirri, perché gli sbirri non li sanno trattare. Noi dissuasori invece sappiamo trattare sia i disturbatori, sia gli sbirri, che provano nei nostri confronti fastidio e soggezione. Prima ancora che la madama mi chiamasse, ero già in sella al mio quad rombante: moto a quattro ruote con sospensioni telescopiche, grosso serbatoio, scarico silenziato. Era un po' che volevo provare uno scherzetto, visto in un film francese. Quando giunsi nella via, il tipo aveva iniziato la sua serenata, ed io lo ignorai. Voltai il retro del quad in corrispondenza del fianco sinistro della sua macchina. Una bella macchina. Un piacere sopraffino rovinargliela. Subito sparai due retromissili arpione contro la vettura. Il cretinetti si voltò solo quando si accorse che qualcosa aveva sfondato la carrozzeria. Atro che atti vandalici, fatti rigando una portiera con una chiave! Mi sono dimenticato di dire che il mio quad aveva la trazione integrale, ed un motore impressionante. Risultato: trascinai via la macchina da dove era parcheggiata, con un gran fischiare di pneumatici, e la sganciai una ventina di metri dopo, in mezzo al primo corso di grande percorrenza. Il traffico si bloccò, e gli automobilisti sopraggiunti per poco non diedero fuoco alla macchina ed al suo proprietario. Io me ne ero già andato, perché dovevo riprendere la sorveglianza al computer degli altri siti. Il giorno dopo, la donna piangente piangeva meno del solito, e mi versò il primo acconto per il disturbo. Il piffero aveva presentato denuncia contro ignoti. Gli sbirri sospettarono che a fargli lo scherzetto fosse stato uno di noi dissuasori, quindi la denuncia venne esaminata con meno attenzione del solito. In pratica, divenne carta straccia. Testimoni nessuno, prove manco a parlarne. Gli arpioni sganciandosi lasciarono solo due grossi buchi. Per una decina di giorni non sentii più la lagnosa voce della donna in questione. Quando mi ricontattò, mi disse che il pistola la stava assediando, nonostante fosse giorno. Passai sollecitamente da quelle parti, parcheggiai il quad fuori vista, e mi avvicinai al tristo figuro. Sbraitava verso la finestra della sua ex, facendo tutto il cine del mondo. La gente affacciata si godeva lo spettacolo, ma rimase sorpresa dal fuori programma. Infatti lui fece appena in tempo a girare la testa che lo abbattei con un colpo di avambraccio, tipo wrestling. Un colpo del genere ti sorprende e ti toglie il fiato; potrebbe anche rompere qualche costola. Il nostro amico si trovò col culo per terra, sbalzato di tre metri da dove si trovava. Provava un male boia al torace, ed era senza fiato. Prima che qualcuno intervenisse, gli piombai addosso, gli collocai uno scarpone sul collo, e gli dissi una sola parola: “attento”. Con un incedere fluido, scantonai dalla scena del massacro, mentre il suonato provava a mettersi seduto. Quello fu il secondo e, per il momento, ultimo avvertimento. La sua ex mi disse che forse ero stato troppo cattivo, perché lei per lui provava ancora pena. Non sono uno psichiatra, e non mi interessano i motivialtrui. Quello che mi doveva era la parcella pattuita, e la ottenni. Il terzo avvertimento non sarebbe stato troppo simpatico a vedersi: può sempre capitare di scivolare dalle scale, ma arrivare in fondo con il collo rotto è un risultato ottenibile solo con un particolare aiuto. Il terzo livello della dissuasione di solito non lascia posto ad un quarto.

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