Scienziati, che qualcuno definirebbe pazzi, si trovarono n una gigantesca struttura, annidata entro e sopra una montagna. Cifre immense, provenienti dalle tasse di un grande popolo, furono spese per realizzare strutture super tecnologiche, finalizzate allo studio della vita. Gli scienziati, guidati da un vecchio sognatore (uno di loro) vivevano nell'alveare, giacché non avevano altra vita, se non quella della ricerca e della scoperta. La genetica consentì agli scienziati di gettare le basi per un grande progetto, ma non fu l'unica scienza coinvolta in quella creazione. Molti esperimenti vennero fatti, e molti progetti fallirono, ma gli scienziati non desistettero, spinti da un fanatismo feroce. Infine, dopo anni di tentativi, a sorpresa, il progetto ebbe successo. In fondo, la ricerca copia la natura, che sperimenta di continuo. Chi si stanca perde la partita; la ricerca è una gara per gente convinta, non per bambolotti facili alla depressione. Il successo esalta, ma lo scienziato non si sbilancia troppo neppure nell'esaltazione. Il successo, giunto dopo molti sacrifici e dispiego di energie, fu in effetti accompagnato da alcuni effetti collaterali, dovuti alla natura stessa della vita sintetica prodotta in quei colossali laboratori. La forma di vita prodotta emetteva una tale energia da risultare invisibile all'occhio umano: la sua presenza era semplicemente accecante. Pareva che gli scienziati avessero riprodotto un sole, non un essere vivente, ed in effetti quella cosa si poneva ben oltre la vita ordinaria. Quella cosa si muoveva secondo una sua logica, e stranamente questo fatto sorprese gli scienziati; come mai sorprendersi se una forma di vita manifesta moto proprio? In particolare, questa forma di vita sintetica era stata progettata per essere superiore all'umanità stessa. Lo era: gli scienziati si convinsero quasi subito di avere creato un Dio. I geni di partenza erano stati talmente elaborati da sfuggire ad ogni reale controllo. Da un certo punto in avanti, erano stati i super-computer a disporre il patrimonio genetico ormai superumano. Il sognatore, capo del progetto, ed i suoi accoliti avevano ottenuto un risultato superiore ad ogni aspettativa, proprio perché ne avevano volutamente perso il controllo. Ora quella luce senziente aveva preso il controllo dei super-computer, e da esse traeva informazioni a velocità spaventosa. Presi dalla paura, giacché l'ignoto li aveva condotti a capire i sentimenti dei loro lontani progenitori cavernicoli, gli scienziati decisero di ricorrere alle armi. Enormi campi energetici furono convogliati alla volta di quella sconvolgente manifestazione luminosa. L'essere studiò dapprima la natura e l'intensità dell'aggressione; poi si limitò ad assorbire tutta quella forza colossale. A questo punto l'essere parlò nella mente degli scienziati, e rivelò solo una parte dei segreti che stavano dietro la sua apparizione in quello stato dell'esistenza. Tanto bastò quasi a farli impazzire, per quanto fossero tra gli uomini più intelligenti del loro mondo. L'entità comprese i loro limiti, e decise di salvaguardare la loro sanità mentale. Per quanto assolutamente superiore alla sua specie di provenienza, Lui sentì riconoscenza per avere ottenuto la vita. O forse l'aveva riottenuta? Forse gli scienziati avevano solo riportato sulla Terra uno spirito eccelso, in un corpo adeguato ad ospitarlo. La luminosità di quella specie di Dio si ridusse, affinché i suoi padri potessero vedere la parvenza di quel corpo superlativo. Lui poteva facilmente assumere la forma di qualunque animale, ma decise di mantenere quella scelta per lui dagli scienziati dell'alveare: una sorta di dorato Dio olimpico. E come un Dio, Lui si involò come una meteora che ascenda invece di precipitare. Lui sapeva che dall'alto, oltre l'orbita terrestre, avrebbe potuto scrutare e capire. L'entità non aveva l'intento di farsi adorare, ed era conscio che un Dio è necessariamente unico, e la sua strada è solo sua, sebbene tutto ciò non precluda l'esistenza ad altri come lui.
martedì 1 giugno 2010
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