martedì 1 giugno 2010

I COLEOTTERI DEL DESTINO_libro 1°_episodio 24

Tutte le specie animali temono il destino. Ragion per cui si inventano delle divinità, che dovrebbero intercedere favorevolmente. Dette divinità, una volta inventate, si rendono però conto di potere far poco contro il volere del destino, e non sanno a chi raccomandarsi. A dire il vero, il destino non ha esattamente un volere. Il destino è per sua natura plurale; quindi si dovrebbe parlare di destini. Le consapevolezze sono prese dai propri disegni, più o meno grandi; il destino no. Si affida piuttosto a metodi diversificati, per decidere il corso degli eventi; ma non si dica che il destino è vittima di una rigidità mentale. Nelle sale del destino, oggi si incontrano alcuni coleotteri grossi come cavalli. Giocheranno una partita a scacchi, con pedine che ricordano vagamente quelle terrestri. Come giungere alle sale del destino? Semplice: prima si perviene al nesso delle realtà, poi si seguono le indicazioni di giornata. I coleotteri del destino non si pongono certi problemi: sono stati chiamati e sono giunti. Hanno spinto una porta e sono entrati. Le sale del destino hanno pareti transitorie, come lo è anche il soffitto. Il pavimento è quasi certo che ci sia, ma a volte sembra di galleggiare. La partita a scacchi dovrebbe essere disputata da due giocatori, ma questa volta la posta in gioco è ambita da una dozzina di fazioni. Il destino ha quindi convocato due coleotteri grandi come cavalli, e dieci più piccoli, diciamo come cani di media taglia. La scacchiera è bidimensionale, di solito, ma a volte sembra di giocare su tre o quattro dimensioni. I coleotteri non si formalizzano: giocano da centinaia di milioni di anni, su moltissimi piani dell'esistenza. I due coleotteri grandi come cavalli hanno più pedine degli altri, ma alcune di dette pedine appartengono ad una fazione quasi alleata. Gli altri dieci insetti hanno pedine più piccole, e cercano di rubarsele a vicenda. Di solito i coleotteri spingono palle di merda, e sono felici. Questa volta il desino ha chiesto loro di interpretare il ruolo di una classe politica di una nazione fatiscente. I coleotteri preferirebbero la solita merda secca a quella liquida che ora si trovano a movimentare. Come prima mossa, i due coleotteri più grossi spostano uno dopo l'altro tutti i pedoni. Si stanno copiando le mosse in una maniera preoccupante. I piccolini muovono qualcosa anche loro, ma sono a corto di idee. Alla fine, di questa prima fase, tutti i pedoni bianchi e neri si sono ammucchiati al centro, e si guardano in faccia. Il gioco è fermo. Nessuno vuole iniziare a mangiare i pedoni, neppure i coleotteri più piccoli, che stanno aspettando che i grossi si massacrino reciprocamente. Nessuna mossa coraggiosa o strategicamente rilevante: è come se ci fosse un solo giocatore davanti ad uno specchio. Come se non bastasse, sul campo c'è di tutto: pedine della dama, segnaposti del monopoli, dadi truccati. I coleotteri del destino rimpiangono sempre più le solite belle palle di merda secca. Uno stratega, o presunto tale, suggerisce allora di muovere i cavalli. Ce ne sono in tutto quattro, perché i dieci coleotteri più piccoli non ne hanno: poveri sfigati. Parte uno dei cavalli bianchi, ma non supera il blocco centrale. L'altro giocatore copia spudoratamente la mossa, e muove uno dei cavalli neri. Il cavallo bianco riparte e salta il blocco centrale, ma si colloca su una casella pericolosa, da cui dovrebbe sloggiare al più presto. Il giocatore avversario non glielo mangia, e non apprende dall'esperienza, o si crede furbo, ed il cavallo nero si infila stupidamente nello schieramento nemico. Le pedine simboleggiano due fazioni fasulle, accompagnate da dieci più piccole, ma altrettanto inconsistenti. Nel frattempo le dieci fazioni sono diventate dodici, ed i coleotteri non bastano più. Si è detto che il destino non si accanisca, scegliendo una fazione piuttosto che l'altra. Ora il destino dovrebbe prima di tutto diversificare le parti, giacché sembrano uguali, e dicono le stesse cose scontate. I coleotteri, sfruttando la confusione, hanno iniziato ad abbandonare la tastiera, riaprendo le porte da cui sono giunti nelle sale del destino. Se i coleotteri potessero sospirare lo farebbero; sono seri professionisti della merda secca, ma non disdegnano di giocare a scacchi ogni tanto. Solo che questa volta la partita non esiste, perché le parti sono in realtà una parte sola, che indossa almeno due gabbane di tinta nemmeno troppo diversa. Il destino è un sovrano su tutto ciò che esiste, ma è anche un papà per le sue creature, e non sottoporrebbe ulteriormente i suoi coleotteri a questa sofferenza. Morale: impariamo dai coleotteri, che riconoscono la merda molle quando la vedono.

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