Il tenente Rock si chiese per quale motivo quella mattina dovesse recarsi in centrale. Odiava perdere tempo con quei maledetti passacarte. Rock dirigeva la squadra anti-sequestri, e di lavoro da fare ce n'era tutti i giorni. Perché allora dilungarsi a spiegare a dei maledetti ed ottusi burocrati le sue modalità operative? Quel che conta è il risultato, e la squadra anti-sequestri aveva inanellato molte liberazioni di ostaggi, nei contesti più disparati. Il tenente salì al secondo piano dell'edificio, e si presentò al commissario Trifola. Nell'ufficio c'erano altri due sbirri con i galloni, che rivolsero uno sguardo poco amichevole a Rock. Lui non fece una piega, fedele alla sua immagine di duro. Trifola iniziò quella specie di interrogatorio, ricostruendo un fatto, avvenuto la settimana precedente. L'autista di un bus aveva sequestrato tutti i suoi utenti, per protestare contro il suo prepensionamento. C'è gente che farebbe carte false per andare in pensione, quello invece aveva dato di matto. Rock ed i suoi avevano atteso che i negoziatori giocassero con le loro ciance; poi erano intervenuti. E allora? Si chiese Rock. Trifola rispose che la squadra anti-sequestri non aveva aspettato che dalla centrale partisse il via. Erano entrati nel bus dai finestrini e dalle porte, ed avevano steso a bastonate l'autista fuori di testa. “Eccesso di violenza” avevano scritto i giornali, ma Rock sapeva benissimo che il tizio teneva sotto tiro decine di civili, e non si scherza con chi sequestra gli innocenti. Di che si lamentavano Trifola ed i suoi amici? In fondo il teppista era sopravvissuto al suo show; aveva qualche costola in frantumi, ma era ancora vivo. In un'altra occasione, il sequestratore si era sparato poco prima che la squadra irrompesse. Ora Trifola sosteneva che si sarebbe potuto evitare, non entrando in quel modo nell'appartamento. Il tenente Rock si chiese se non avesse per caso sbagliato ufficio. Se non si trovasse in presenza di tre funzionari dell'Esercito della Salvezza. Se tutti i rapitori prendessero quella decisione, e si ammazzassero, le squadre di intervento rapido potrebbero andarsene in ferie, o in pensione, Cercò pazientemente di spiegare ai passacarte che nei film le cose vanno diversamente, e che il lieto fine non è mai scontato. Trifola fissò Rock, ma non fu il tenente ad abbassare le sguardo. Se Trifola voleva intimidire non ci riuscì, e neppure i suoi compari di merende. Alla fine della riunione, Rock si sentì nuovamente invitato caldamente a cercare di mediare, prima di iniziare a sparare. Il tenente Rock prese congedo, dopo aver promesso di riflettere su quanto gli avevano detto. Non era una promessa, e se ne dimenticò quasi completamente quando salì in auto con il suo vice, che lo attendeva a bordo di un fuoristrada truccato. Quella gente si aspetta che si facciano le frittate senza rompere le uova. Sono contenti quando possono bearsi del lavoro altrui, ma loro rimangono seduti a guardare da lontano. Eppure Rock non invidiava quelli come Trifola; Gli uomini d'azione devono agire, per conseguire obiettivi immediati e certi. Rock ed il suo vice, il sergente Red, raggiunsero in breve tempo il resto della squadra, che si allenava a sparare in un poligono privato. Queste squadre speciali sono composte da persone eccezionali, che devono interrelarsi perfettamente le une con le altre. Rock raccontò ai suoi delle lagnanze ricevute, senza che ciò turbasse troppo quei seri professionisti dell'intervento rapido. Il tenente Rock non si ripromise espressamente di far cambiare idea a quei tre cretini, ma quel pensiero iniziò a svilupparsi quasi fuori controllo. Chi aveva contestato la squadra, per i due casi di sequestro in esame? Rock lo scoprì, recandosi a bere una birra nel bar per sbirri nei pressi della centrale di polizia. Tale Tony Frangetta: una specie di bambolotto incravattato, aveva inveito dal suo studio televisivo, contro l'inciviltà di questi “barbari” della squadra anti-sequestri. Forse il Fato non esiste, ma accadde comunque che, dopo una decina di giorni dal tentativo di lavata di capo ad opera di Trifola, lo sciocco Frangetta rimanesse vittima di un sequestro di persona, per di più in diretta. Rock pensò che quel cretino avesse organizzato tutto, ed indagini condotte mediante le più recenti tecniche informatiche, confermarono in parte la supposizione. Si accertò che Tony aveva in effetti abbordato una banda di integralisti islamici. La deduzione fu che quella testa di cocomero avesse progettato uno show, per farsi bello, e dimostrare come le “buone maniere” siano sempre preferibili all'uso della violenza. Ma qualcosa non andò come lo sciocco Frangetta aveva previsto. Quegli islamici erano davvero un commando terroristico, ed accolsero con favore la possibilità di organizzare un grosso show mediatico. Frangetta si accorse quasi subito che le cose non stavano andando come lui aveva previsto. Abdul Alì, imam e capo banda, ricercato al suo paese ed in molti altri, sottopose lo staff dello studio a sevizie crescenti. Per la gioia di Rock, Frangetta, lo stupido Frangetta, si prese sui denti un colpo micidiale, sferrato con il calcio di una mitraglietta. Perse qualche incisivo, ma gli sarebbe andata peggio se sui denti gli fosse arrivato il calcio di un Kalashnikov. Frangetta crollò a terra, soccorso dalla sua truccatrice. Abdul Alì sogghignò ed iniziò a dettare al mondo le sue condizioni. Certi fessi non imparano mai. In fondo aveva sequestrato uno studio televisivo, non una centrale nucleare. A chi poteva interessare dell'incolumità di una decina di pagliacci? Ai parenti stretti, e forse neppure a loro. Fu allora che Trifola, il piagnoso commissario Trifola, telefonò personalmente al tenente Rock, che si disse favorevole ad intervenire il più tardi possibile, per dare tempo e modo ad mediatori di salvare tutti e tutto. Trifola capì quasi subito che lo stava prendendo in giro. Rock si chiese come facessero certi rimbambiti a fare carriera; e si rispose che forse fanno carriera proprio perché sono rimbambiti. Alla fine, Rock mise in allerta la squadra, perché il suo lavoro gli piaceva molto. La squadra era uno strumento affilato, da non lasciare arrugginire. Mentre loro prendevano posizione, l'arabo pazzo aveva già preso a sberle metà della gente dello studio, ma non aveva ancora iniziato a sparare. Chiedeva un riscatto di svariati milioni di dollari, un'auto veloce, un elicottero ed un volo pronto per una località segreta. I tiratori della polizia si disposero sui tetti adiacenti lo studio, e presero di mira la marmaglia. Costoro erano poca cosa dal punto di vista militare, ma non si stava combattendo sul campo. Loro erano asserragliati, e minacciavano degli innocenti. Gente dello spettacolo: sovente infida e bugiarda, ma ancora abbastanza innocente. Frangetta ogni tanto cercava di dire qualcosa, ma la sua utilità era quasi scaduta. Qualora fosse scaduta del tutto, sarebbe morto. L'atteggiamento di Rock e della squadra cambiò radicalmente quando seppero che una delle sequestrate era stata brutalmente malmenata dal fottuto Abdul Alì in persona. La ragazza si era permessa di suggerire un trattamento più umano, e tanto bastò a fare impazzire l'arabo. Fino ad allora i mediatori non avevano fatto altro che dare ragione ad Abdul Alì, sperando di ingannarlo, ma non aveva funzionato. La situazione stava precipitando, e lo stupido Trifola non sapeva che pesci pigliare. Gli uomini della squadra volsero allora all'unisono lo sguardo ad incontrare quello del tenente Rock, e colsero in quello sguardo l'acciaio vivo, ed altro ancora. Obbedendo ad un ordine non verbale, la squadra si spostò in una stanza isolata, in un edificio vicino agli studi televisivi. I cinque uomini si disposero in cerchio, in piedi, cogli occhi chiusi, apparentemente immobili. Eppure chi, tra quelli in possesso della seconda vista, fosse passato da quelle parti, avrebbe assistito ad una haka tribale. Cinque selvaggi pitturati e seminudi, con muscoli guizzanti. Sul piano astrale la squadra stava preparandosi all'ineluttabile: una caccia con una sola conclusione possibile. Stavano facendo anche qualcosa di decisamente più pericoloso: cercavano di evocare un Loa. Lo cercarono nel suo piano, collocato oltre l'oscurità più totale. I Loa non sono buoni o cattivi, come intendiamo noi: sono entità immortali, che si prestano a giocare con i mortali, in cambio di qualcosa. Il Loa si manifestò nel locale, con scricchiolii ed ansiti privi di una collocazione spaziale. Nel contempo, un tuono si sparse per il cielo terso. Il Loa non chiese cosa volessero da lui, perché noi per loro siamo libri aperti. Non si mostrò neppure in una delle sue rappresentazioni, non volendoli fare impazzire. La squadra sarebbe entrata nello studio televisivo, evitando le porte e le finestre che nel frattempo i terroristi avevano minato. Anche questo era noto al Loa. Quando il commissario si decise a telefonare a Rock, la squadra aveva già preso d'assalto lo studio televisivo. Le bombe lacrimogene servirono ad azzerare le riprese televisive, mentre i cinque incursori entravano. Ed entrarono grazie all'oscurità, mescolati all'oscurità medesima. I terroristi notarono inizialmente un calo di visibilità, poi caddero le tenebre. Tutti i prigionieri presero ad urlare; i terroristi invece imprecarono. Si erano fissati al corpo ordigni esplosivi, atti a commettere una strage. Rock ed i suoi uomini non rimpiansero mai ciò che accadde subito dopo. Come fosse una cosa viva, l'oscurità del Loa defluì velocemente, evidenziando una situazione fantasmagorica: i cinque della squadra erano entrati, ma non indossavano le loro divise, e non impugnavano armi da fuoco. I terroristi si trovarono ad affrontare quei cinque guerrieri tribali pitturati e sudati, che poco prima avevano interpretato l'haka. Gli incursori aggredirono fisicamente la marmaglia, gettandoli a terra. Poi li privarono degli ordigni esplosivi. A questo punto bisognava ripagare il Loa, e la squadra lo fece con piacere. Non è chiaro come fossero capitate nelle loro mani, ma cinque spade nere iniziarono il loro terrificante canto di morte. Gli uomini normali impazziscono quando sentono cantare una spada nera, e questo è quanto accadde a quasi tutti i terroristi: si arresero placidamente alla pazzia. Invece Abdul Alì schizzò in aria come una belva, dimostrando di essere più di quel che sembrava. La spada impugnata da Rock cambiò tono, come se stesse rivolgendosi a chi stava dietro all'arabo pazzo. E chi stava dietro rispose, inveendo in lingue morte ed in lingue non di questa Terra. Il caprone era chiaramente posseduto, altro che “in nome di Allah”: l'arabo stava lavorando per un altro padrone molto più demoniaco. La spada impugnata da Rock sogghignò, come solo sanno fare le spade nere. Le sue sorelle le prestarono la loro attenzione e la loro forza. Gli uomini della squadra caddero in trance, facendo lo stesso a vantaggio del loro capo. Tutti i prigionieri subirono una fascinazione tale che successivamente non seppero raccontare gli eventi. Chi vide cose strane, chi altre altrettanto strane, ma ognuno percepì i fatti in maniera differente. Le indagini successive alla liberazione dei prigionieri diedero ragione alla squadra di Rock, ma i magistrati percepirono la stranezza della situazione, e provarono in cuor loro una strisciante paura ad indagare ulteriormente. Ma questo accadde dopo, ed ha un'importanza pressoché irrilevante in questa narrazione. Torniamo pertanto al prima, allo studio, dove tutto presagiva lo scontro finale. Rock non sapeva di essere uno spadaccino tanto raffinato; non gli risultava addirittura di avere mai combattuto con una spada. Il primo fendente della spada nera non colse l'arabo, che ormai aveva rinunciato a sembrare umano, e si arrampicava su per i muri. Il posseduto si lanciò nel vuoto, con un balzo felino, snudando zanne ed artigli. Rock non si fece sorprendere, e lo ferì di striscio. La spada nera iniziò ad assaporare l'anima della sua preda, o meglio le anime. Il terrorista-demonio gridò di frustrazione, ed iniziò a sanguinare. Neppure i poteri dell'Inferno sanarono quella ferita: uno dei poteri delle spade nere. Il combattimento durò minuti o forse giorni, giacché il tempo era stato sequestrato dal potere del Loa. Ma alla fine, Rock e la spada assieme tagliarono di netto una gamba al vecchio Abdul. Sarebbe morto dissanguato, o forse no, Fatto sta che la spada pretese una fine diversa, più rituale. Così Rock, solo parzialmente cosciente di quel che faceva, infisse quasi tutta la spada in quel corpo posseduto dal demone senza nome. Ed allora il canto della spada nera superò in intensità il grido del demone e quello dell'arabo, che stavano schiattando. Il canto della spada evocò, nella mente dei presenti, spazi cosmici privi di stelle, in un tempo primigenio o terminale. Chi conosce i veri scopi delle spade nere? Concluso anche quel lavoretto, le spade disparvero, così come erano arrivate. Evidentemente il Loa non si sentì defraudato, e fece proprie le anime degli altri arabi impazziti. Non l’anima della ragazza ferita, che sopravvisse alle ferite inferte dall’ormai defunto Abdul Alì. E quello scemo di Frangetta? Imparò qualcosa da quell'esperienza trascendentale? Più che altro prese a balbettare, ed a piangere all'improvviso. La stazione tv fu pertanto costretta a declassarlo a uomo delle pulizie, ma ebbe sempre paura degli sgabuzzini bui. Gli uomini della squadra, che uscirono vittoriosi dallo studio, indossavano le loro divise, ed impugnavano armi da fuoco. Loro soli seppero esattamente quel che era accaduto, e la loro vita non fu più la stessa.
venerdì 4 giugno 2010
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