John e Jack procedevano a bordo della loro decappottabile azzurra, apprezzando la frizzantezza dell'aria settembrina. Non faceva particolarmente caldo, ma John e Jack provenivano da una missione quasi polare. In effetti, gli altri utenti della freeway americana li guardavano sorpresi ed ammirati: la temperatura si aggirava sui quindici gradi, e c’era il vento. I due sorridenti gemelli simbiotici assistettero in quell’idilliaco frangente ad una scena che avrebbe inorridito i più. Due teppisti stavano buttando da un ponte una ragazzina di colore. John e Jack sarebbero entrambi intervenuti a salvare la piccola Evangeline, ed entrambi sarebbero corsi dietro ai due delinquenti. Però, essendo simbiotici, John e Jack si ripartirono istantaneamente le incombenze: John partì all'inseguimento dei criminali, e Jack si fermò a soccorrere la bambina. Così si seppe che la piccola, di sette anni, era stata rapita davanti alla scuola, e poi violentata. Non soddisfatti, i due che poi si rivelarono affiliati al Klan, l'avevano bersagliata con il lancio di lattine, ed avevano cercato di impiccarla! Ce n'era abbastanza per ammazzarli due volte, e questo lo pensarono anche i gemelli simbiotici. John si tenne la macchina, e Jack saltò letteralmente giù dal ponte. Jack verificò le condizioni di Evangeline. Nonostante tutto, era sopravvissuta al tremendo impatto con il letto quasi in secca del torrente. Jack pensò allora di agire anche sulla sua giovane mente, cercando di rimuovere i ricordi della violenza subita. Jack attinse al corposo software disponibile, ed evocò il medico più famoso della realtà e della fantasia: il dottor House. Evocò altresì il più famoso tra i vulcaniani: il dottor Spock. House e Spock si incontrarono sul piano astrale, e si guardarono con distacco. Poi si misero al lavoro. House diagnosticò poche lesioni ossee e molte lesioni alla cute ed ai tessuti molli. House non era lì, e fu Jack a fasciare e steccare la bambina. Neppure Spock era lì, e fu sempre Jack a sondarle la mente, per isolare i singoli ricordi. Il vulcaniano annebbiò i tremendi minuti della violenza sessuale, poi le disse: “dimentica”, e lei dimenticò. Quando giunsero i soccorsi, Jack non era più lì. John frattanto aveva raggiunto i delinquenti, che avevano cercato di sparargli e di buttarlo fuori strada. John era simbiotico nei confronti del gemello Jack, ma era anche un telepate. Non puoi sperare di pensare di sparare ad un telepate, ed attenderti che lui rimanga fermo. Mentre Jack risanava Evangeline, John aveva fatto uscire di strada la macchina dei due cretini del Klan. L'auto si era fermata tra le pannocchie, ed i due erano schizzati fuori, impugnando fucili e badili. John chiese ed ottenne di poter attingere al software dello sventratore dei boschi. Sarebbe stato simpatico lasciare in giro per chilometri le budella di quegli stronzi. E Wolverine, pronto come sempre, venne e sguainò gli artigli. A quel punto, dovetti intervenire, per evitare che la storia si concludesse troppo semplicemente. Lo spiegai a Wolverine, che ammise di essere poco sottile nelle sue manovre. I delinquenti avevano torturato Evangeline. Non ci saremmo accontentati si sventrarli in mezzo alle pannocchie. Comunque prima della fine della storia, Wolverine avrebbe avuto modo di annaffiare di sangue i suoi artigli: una promessa. Venne viceversa evocato il cavaliere fantasma, che pervenne attraverso la nebbia. Nessuno aveva visto arrivare né la nebbia, né il cavaliere fantasma. John era lì quando giunse il cavaliere. Non prese possesso del corpo di John, perché il cavaliere fantasma non era un software. Bastò un suo sguardo ad atterrire i deficienti del Klan. Poi estrasse la sua lancia di ghiaccio e la scagliò. La lancia di ghiaccio è veloce come il pensiero, ma il cavaliere decise di prolungare quell'agonia, ed i suoi bersagli si avvidero della sua traiettoria. La nebbia si aprì al suo passaggio, o forse prese fuoco. La mistica lancia fatta di ghiaccio e di fuoco fece gridare l'aria stessa. Il cavaliere fantasma aveva scagliato una lancia, ma a bersaglio ne giunsero due. La lancia di ghiaccio non ferisce il corpo, ma lacera inguaribilmente l'anima. Attraversati i due corpi fisici e i corpi astrali dei teppisti, la lancia tornò ad essere una. Mai prima d'ora quei due avevano percepito un tale dolore cosmico, accompagnato da angoscia indescrivibile. La lancia si prese tutto il tempo necessario a realizzare la sua missione, poi torno nella mano del cavaliere fantasma. John percepì fuggevolmente la partenza del cavaliere, e tutta la nebbia che lo seguì o lo precedette. Quando giunse la polizia, John era già scomparso a sua volta. I due del Klan non morirono, ed Evangeline non ottenne la giustizia che meritava, ma questo era previsto. Sapevamo che il Klan sarebbe uscito allo scoperto. Dietro il Klan si annidavano forti poteri economici e politici, che non avrebbero riconosciuto il giusto indennizzo alla bambina violentata e quasi ammazzata. I delinquenti non sarebbero finiti in galera per il resto dei loro giorni. Allora come mai non li avevamo uccisi quando potevamo farlo? Il padre di Evangeline cercò altresì di farsi giustizia da sé, e glielo avremmo consentito se non fosse stata da noi concepita una vendetta più soddisfacente, sebbene non nel breve periodo. Il Klan riuscì a manipolare giudici e giuria: tutti prevenuti contro i cosiddetti afro-americani. Gente che odiava ancora il presidente Lincoln, e la sua politica di abolizione della schiavitù. Evangeline fu trattata come una che “se l'era cercata”. Se Jack/Spock/House non avesse resettato i suoi ricordi, forse sarebbe impazzita. Lei sopravvisse, e noi procedemmo con il piano. Come si può sostenere che una bambina con un vestitino a fiorellini avesse adescato i due delinquenti? Questo venne fuori dalle lunghe udienze, ed una moltitudine lo pensava veramente. Cose del genere fanno scoppiare come minimo dei tumulti. La sentenza non fu di assoluzione, ma quasi: pochi anni di galera, che equivalevano ad una vittoria per il Klan. Così sarebbe stato se quei due non avessero subito il trattamento ad opera del cavaliere fantasma. Che se ne fossero dimenticati? Mai dimenticare il cavaliere fantasma, né la sua lancia, perché loro non dimenticano. Prima di occuparci dei due bastardi, orientammo la nostra attenzione sull’avvocato difensore pagato dal Klan. Quella specie di assurdo grassone, in continua essudazione, aveva raccontato frottole ben studiate, adatte a fare leva sui cervellini locali. La bimba era uscita felice da scuola, e pensava alle cose semplici e belle dell’infanzia. Era stata stuprata da marmaglia sub-umana. L’avvocato era riuscito a contenere al massimo l’animosità della giuria e dell’opinione pubblica: un artista della menzogna. Dopo il processo, il cane riscosse una grossa cifra, e pensava di andare e festeggiare, ma ci fu chi la festa la fece a lui. Jack e John lo attesero sotto casa, e lì furono raggiunti da Wolverine. Il software dello sventratore dei boschi pervase John e lo trasmutò. Non potendo duplicare i famosi artigli metallici retrattili, fornimmo a John/Wolverine appositi aggeggi cibernetici high tec. Wolverine sorrise tramite John, e Jack condivise la gioia per l’avvenuta possessione. Lo sventratore schizzò direttamente al terzo piano, dove abitava il fottuto avvocato De Ladris; ecco perché i gemelli simbiotici preferiscono le decappottabili. Wolverine non perse tempo, e strappò letteralmente le sbarre dalla finestra. Chiaramente Jack, seduto in auto, stava prestando la sua forza simbiotica al gemello. De Ladris si versò una generosa dose di un super-alcolico, e lo pregustava. Rideva dei cretini che si illudevano di spuntarla contro di lui; non aveva alcun pensiero per la povera Evangeline. L’avvocato si sorprese quando notò che l’alcol che aveva ingurgitato si stava rovesciando sul costoso tappeto. Come mai, si chiese? Poi vide, in sequenza: Wolverine, i suoi artigli insanguinati e la propria grassa panza sbudellata e colante. De Ladris avrebbe voluto concludere la sua carriera terrena con una mirabolante arringa, ma non se l’era preparata. Come avrebbe potuto, la povera bestia, immaginare quell’incontro fatale con il sorridente sventratore dei boschi? Il ciccione iniziò a provare un certo dolore, che crebbe velocemente, costringendolo ad urlare, ma Wolverine/John gli rise in faccia. Pare che lo stomaco squarciato faccia un male boia, poi però si muore quasi sicuramente. Naturalmente i soccorsi giunsero a frittata già fatta. L’appartamento lussuoso di De Ladris puzzava della sua merda, che era colata in massa sul divano in pelle. Per il maiale era finita, e ci lasciò così: con quella smorfia di dolore estremo. Rimanevano i due del Klan; risparmiati solo per poterceli lavorare meglio. La lancia fantasma percepì che il momento era giunto, e le tracce del suo passaggio, nei corpi dei due assassini, iniziarono a pulsare. Si trovavano in un carcere di media sicurezza, le nostre mammolette, ed il dolore pervenne loro da dentro. La pulsazione del dolore ha il vantaggio di rendere ancora più difficile ammortizzarlo. Presero ad urlare, ed i secondini chiamarono i medici del carcere, ma nulla di patologico venne individuato nei loro corpi. Il cavaliere fantasma attendeva in un piano della realtà prossimo al nostro; non aveva fretta, perché li avrebbe presi comunque. La lancia rallentò la sua azione disaggregante, cosicché i fetenti si convinsero che il peggio fosse passato. Si concessero finanche un riso isterico; fu allora che giunse loro la notizia della fine straziante del loro avvocato. Per quanto cretini, i due percepirono nell’aria un odore di morto, e quell’odore promanava da loro. Il cavaliere fantasma fece il suo ingresso nel nostro piano dell’esistenza, perturbando le percezioni psico-fisiche dei morituri, ma anche quelle dei secondini. Scomparvero le mura e l’intero carcere; nessuno si sarebbe ricordato di quei minuti. Il cavaliere fantasma puntò il suo dito scheletrico verso la feccia del Klan, che se la fece letteralmente sotto. Poi il dolore riprese ad ondate crescenti, misto ad angoscia, disperazione e dissociazione. I due impazzirono letteralmente ed accolsero il cavaliere fantasma, credendolo un emissario della morte, e lui li prese con sé. Ma i due cretini avevano commesso il loro ultimo errore, giacché il cavaliere fantasma non lavora per la morte, bensì per la vendetta. I due imbecilli furono quindi aspirati in un inferno fabbricato apposta per loro dal cavaliere medesimo. I volti dei defunti recarono una smorfia di estrema disperazione, ma le anime iniziarono a scappare attraverso brughiere nebbiose senza fine. Non riuscirono mai a capire cosa li inseguisse, ma di certo doveva trattarsi di qualcosa di terribilmente alieno. Neppure il cavaliere fantasma riuscì a riportare la decenza in quelle anime depravate. I maiali non provarono alcun pentimento, ma ormai la cosa non aveva più alcuna importanza. Lo spirito della vendetta rise, ma quel ringhio disumano non fu bello a sentirsi.
venerdì 4 giugno 2010
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