mercoledì 19 maggio 2010

FASI DI SVILUPPO_libro 1°_episodio 18

Nella fase 1, le scimmie scesero dagli alberi, e si misero a correre dietro alle gazzelle, brandendo i femori degli antenati dissepolti o sepolti male. Le scimmie ex arboricole si rintanarono nelle caverne, o si scavarono tane nei fianchi delle colline. Raggiunte le gazzelle, una volta sì e tre no, le scimmie le divoravano crude. Nelle caverne la vita sociale era regolata dalla sopraffazione: già da allora!
Nella fase 2 dello sviluppo umano, le scimmie si avvicinarono con timore al fuoco appiccato da un fulmine, e capirono che, oltre che scottare, scaldava e cuoceva la carne. Le scimmie arboricole si sono sempre considerate carnivore, chissà come mai? Le scimmie inventarono il Dio del fulmine e della fiamma. Detta adorazione ha consentito loro di mantenere sempre acceso un fuoco, in un luogo riparato dal vento e dalla pioggia.
Nella fase 3, le scimmie persero quasi tutto il pelo, ma continuarono a correre dietro alle gazzelle, questa volta impugnando clave di legno, con una pietra fissata in cima. Le scimmie si cercarono una nuova casa, in mezzo a paludi, per sfuggire ai predatori. Le zanzare ringraziarono. Tenere acceso il fuoco sulle palafitte è pericoloso, per ovvi motivi. Nella lingua tutta grugniti delle post-scimmie venne adottato l’urlo corrispondente a “scappate che c’è un incendio”.
Nella fase 4, gli sciamani smisero di giocare con gli ossicini, si vestirono di nero, e pretesero sacrifici umani, per placare gli Dei. Gli sciamani divennero sacerdoti, maghi e stregoni, più che altro per evitare di pitturarsi la faccia tutte le mattine. Gli stregoni si costruirono torri di pietra, per custodire il fuoco ed osservare le stelle. Frattanto, pietre metallifere sottoposte a calore costante liberarono un singolare contenuto, che qualcuno notò. Osservazione, percussione e combinazione sancirono il passaggio dall’età della pietra e quella del metallo.
Nella fase 5, un singolo genio sezionò un tronco d’albero, con tagli particolarmente ravvicinati, inventando la ruota. In un secondo tempo il genio inventò anche il mozzo, l’assale, il carro, ma non le balestre! Il cavallo si era nel frattempo fatto comprare per una manciata di fieno. Quell’animale gregario barattò la libertà del branco con un recinto. Il passo successivo fu quello di aggiogare uno o più cavalli ad un carro. Anche i cani, animali gregari come i cavalli, si fecero comprare per qualche residuo alimentare, ma non fu mai possibile aggiogarli a qualcosa di più grande di una slitta.
Nella fase 6, i villaggi furono fortificati, mediante muri di pietra. Evidentemente l’età del metallo non aveva precluso l’uso della pietra. Nella nostra fase 6, costruimmo ruote sempre più grosse, e carri sempre più alti, larghi e capienti: però ci mancava la forza motrice adatta a smuoverli. Il legno, impiegato a fini bellici negli archi, permise l’adozione delle sospensioni a balestra tra assali e carro.
Nella fase 7, tutti provammo soverchio stupore di fronte alla potenza del vapore. Sapevamo giù preparare le tisane, ma fu il costruire caffettiere sempre più grosse suggerirci un uso differente del vapore. Avevamo così scovato la forza motrice necessaria a movimentare i nostri carri sempre più grossi e pesanti! Da quel momento, ci teniamo a distinguere il nostro sviluppo dal vostro. Noi optammo per la mobilità totale, voi per la staticità. Voi passavate il tempo ad organizzare eserciti, per scontrarvi rovinosamente nelle pianure. Noi preferimmo costruire case su ruote, propulse dal vapore. Mentre voi studiavate come ammazzare meglio il prossimo, noi superavamo problemi architettonici e meccanici, statici e dinamici.
Nella fase 8, provaste ad attaccare briga con noi, per carpire i segreti della nostra scienza applicata. Noi eravamo scienziati, ma anche guerrieri, per cui scopriste con dolore che le nostre città mobili erano fortificare ed armate. Sapendo che vi piacevano gli scontri tra eserciti, accettammo la sfida, e confrontammo i nostri giganteschi carri con le vostre truppe a cavallo. Secoli di guerra avevano insegnato come costituire falangi irte di lance e di scudi. Una falange è formidabile anche contro un attacco di cavalleria, ma noi non avevamo una cavalleria. I nostri carri erano già allora veramente colossali, con una moltitudine di ruote ferrate, sterzanti e motrici. In pianura scatenammo i nostri cavalli vapore e liberammo contro le vostre falangi i nostri carri da cento tonnellate! L’impatto fu disastroso, ma solo per le vostre truppe: le ruote dei nostri carri, alte tre metri penetrarono come burro nei vostri schieramenti, stritolando ogni resistenza. Proseguimmo perché siamo nomadi, ma anche perché non ci piace infierire sui più deboli.
Nella fase 9, adottammo per le nostre città una velocità pressoché costante, adeguata all’evoluzione costante delle dimensioni, della propulsione, dell’armamento e dell’approvvigionamento. Poi, mandando staffette in avanscoperta, predisponemmo una rotta di lungo periodo, che ci condusse in un continente più adatto al nostro divenire; l’Africa. Pensate ad una città su ruote che si muove lentamente attraverso la savana, raccogliendo tutta l’acqua piovana disponibile. In cambio, la città semovente scarica montagne di concime organico, che reca grande vantaggio all’ambiente. In pratica abbiamo capito che la cosa migliore che possiamo fare per la Natura è restituire quel che abbiamo mangiato.

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